Amiche di Abcd
giovedì, 29 giugno 2006

KUWAIT. DONNE AL VOTO PER LA PRIMA VOLTA - di Francesca Caferri da La Repubblica del 29 giugno 2006

Ventotto candidate, tra intimidazioni e minacce di brogli

<B>Kuwait, donne al voto<br>per la prima volta</B> 
Una donna kuwaitiana con il volantino elettorale di una candidata

"NON VOGLIO MINARE la nostra cultura tradizionale, né insultare la nostra religione: semplicemente, credo che sia arrivato il momento per le donne di giocare un ruolo più attivo nella vita di questo paese e di reclamare diritti che a lungo ci sono stati negati". Rola Dashti parla al telefono dal suo quartier generale di Kuwait City a poche ore dall'appuntamento più importante della sua vita: questa economista poco più che trentenne laureata negli Stati Uniti è una delle 28 donne che questa mattina si presentano agli elettori per avere un seggio nel Parlamento del Kuwait.

Sono elezioni doppiamente rivoluzionarie quelle si tengono oggi nel piccolo emirato: per la prima volta le donne vanno a votare in una elezione politica. E per la prima volta sono ammesse a candidarsi: Rola e le altre contenderanno a 225 uomini uno dei 50 seggi disponibili. Gli analisti sono concordi nel dire che poche ce la faranno, ma la loro presenza è stata comunque l'elemento più importante della campagna elettorale iniziata a maggio, quando lo sceicco Sabah al-Ahmad al-Sabah ha sciolto il Parlamento per non cedere alle pressioni dei riformisti che chiedevano una nuova legge elettorale: le donne rappresentano infatti il 57% dell'elettorato e anche se molte di loro voteranno seguendo le indicazioni di mariti e padri, nessuno ha potuto ignorarle: "L'effetto più significativo della partecipazione femminile è stato l'immediata trasformazione delle piattaforme politiche di tutti i candidati", spiega Jennifer McElhinny, analista del Middle East Institute.

È solo da un anno infatti che le donne in Kuwait godono di pieni diritti politici: per la prima volta sono andate alle urne lo scorso aprile per le elezioni municipali. Le candidate erano due e nessuna è stata eletta, ma la loro presenza nelle liste ha aperto la strada alla pattuglia di determinate signore che oggi si presentano al giudizio degli elettori. Fra loro, Rola Dashti è una delle più note e delle più determinate: "È stata una campagna dura, con molte intimidazioni - racconta - ma sono convinta che ce la farò. E come me molte altre: nel mio distretto ho visto moltissime persone entusiaste della mia piattaforma elettorale. In Kuwait c'è bisogno di un cambiamento. E le donne, che dalla vita politica finora sono state escluse, possono portarlo".


Al primo punto del programma di Rola c'è la lotta alla corruzione: tema che, insieme alla questione femminile, ha dominato la campagna elettorale, brogli compresi. Tre candidate hanno presentato un esposto al ministero dell'Interno per denunciare che a molte elettrici sarebbero state regalate borse di marca per convincerle a votare determinati candidati.

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ASSEMBLEA ISCRITTE MERCOLEDI' 5 LUGLIO

L'ultima riunione prima della pausa estiva si terra' mercoledi' 5 luglio verso le 17.30-18.00 nell'aula 226, edificio U6, secondo piano.
Si invitano caldamene le iscritte a partecipare.
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PETIZIONE PER MILANO DI "USCIAMO DAL SILENZIO"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Il 21 giugno ci siamo riunite in assemblea e abbiamo deciso di lanciare, prima della pausa estiva e con l'impegno di riprendere la mobilitazione a settembre, una petizione da presentare, con una delegazione di massa a Palazzo Marino, al "signor Sindaco" di Milano Letizia Moratti nella data della seconda seduta del Consiglio comunale, che e' stata fissata per MARTEDI' 4 LUGLIO alle ore 16.
Sappiamo che  il caldo opprime e le ferie (per fortuna) incombono, ma questa partita va aperta ora per poi riprendere appieno la nostra iniziativa non appena la vita sociale e politica riaprira' i battenti.
Cosa si puo' fare intanto?
Innanzitutto scaricare dal sito www.usciamodalsilenzio.org il testo della petizione e cominciare a farlo girare, portando i moduli riempiti nel pomeriggio di martedi' prossimo in Piazza della Scala.
Naturalmente e' solo l'inizio, la raccolta di firme proseguira'  nei prossimi mesi.
Altra cosa che vi chiediamo, cominciare a comunicare attraverso il sito stesso la propria disponibilita' a far parte della delegazione.
In attesa di incontrarci, speriamo numerose, inviamo il testo della petizione e saluti cordialissimi.
Usciamo dal silenzio

Per scaricare la petizione:
http://www.usciamodalsilenzio.org/rassegnastampa/appello-consiglio-comunale-4-7-2006.pdf

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lunedì, 26 giugno 2006

LA LUNGA STRADA DI "MADAME PESC" - Laura Autore da Delegazione Italiana PSE del 23 giugno 2006

Le donne quasi assenti nei ruoli premimenti dell'attività internazionale. Un'audizione rilancia il problema

Wangari Maathai, Premio Nobel per la pace 2004

La commissione Diritti della Donna e Pari opportunità del Parlamento europeo ha organizzato un'audizione pubblica su "Le donne nella politica internazionale". La socialista Ana Gomez, relatrice del rapporto d'iniziativa su questo tema, ha introdotto l'audizione facendo notare quanto sia esiguo il numero delle donne coinvolte nelle relazioni in campo istituzionale elevato e soprattutto in politica estera. Ha anche presentato il valido panel di oratrici, tra le quali una deputata del Parlamento Pan Africano (PAP), la signora Aminata Mbengue. Tutte le oratrici hanno lamentato la scarsa rappresentazione, a livello pubblico e di istituzioni, delle donne. Malgrado esistano strumenti giuridici che promuovono l'accesso delle donne a posti e cariche decisionali, di donne se ne vedono poche! Eppure è sentire comune che promuovere la parità di genere significa eliminare la povertà, l'emarginazione, migliorare l'istruzione e in genere la condizione di vita della società e, in particolare, delle donne.
La signora Anne Marie Groetz, rappresentante dell'UN IFEM ha detto che arrivare ad una buona "governance" significa rafforzare le lobby delle donne nella società civile, denunciare le violazioni dei diritti delle donne, promuovere con tutti i mezzi questi diritti, dare spazio alle donne nelle liste elettorali, sostenere politiche di genere, proteggere il bene comune e gli interessi di tutti. Per fare questo c'è bisogno di riforme a livello elettorale, che diano la possibilità alle donne di arrivare in Parlamento, riforme quindi nei partiti, nei sindacati, nelle associazioni e così via. Ma, ha aggiunto, bisogna chiedere anche conto ai governi del loro operato: se hanno rispettato le quote, come hanno speso i fondi destinati alle pari opportunità e alla difesa dei diritti delle donne. Chiedere anche di perseguire adeguatamente gli abusi e le violazioni dei diritti delle donne.
La deputata del PAP, ha denunciato la mancanza di applicazione delle leggi e delle risoluzioni internazionali tra cui la risoluzione ONU 1325 dell'ottobre 2000 su donne, pace e sicurezza. Ha parlato del ruolo importante della donna nella prevenzione dei conflitti e su quanto le donne del Congo abbiano influenzato gli accordi di pace e il periodo di transizione. Ciò malgrado, sono state messe da parte e mal rappresentate nel nuovo Parlamento.
Eppure l'Africa si muove. Nel 2004 c'è stata una dichiarazione solenne sull'uguaglianza dei sessi. La società civile si è impegnata a seguire le misure prese e i capi di Stato hanno chiesto una relazione annuale. A livello di Unione Africana, donne e uomini sono rappresentati in maniera equa (50-50), ma scendendo al livello degli Stati membri è tutta un'altra storia. "Sicuramente - ha affermato - non riusciremo a raggiungere nel 2015 gli obiettivi del Millennio, per noi ci vorranno altri 50 anni"; infatti gli Stati africani ratificano le leggi, ma poi hanno grosse difficoltà a metterle in pratica!
Secondo la signora Lena Sundh, che ha partecipato a missioni di pace, le donne, soprattutto quelle locali, sono indispensabili in quei paesi che escono dai conflitti. Devono far parte della missione di pace, perché aiutano a capire le situazioni locali e sono in grado di parlare alle donne, che altrimenti non parlerebbero agli uomini vuoi per cultura o religione. La componente maschile della missione di pace - ha fatto notare Lena Sundh - tende sempre a "proteggere" le donne che ne fanno parte, escludendole da incarichi elevati e di responsabilità dicendo che sono pericolosi!
Ha concluso l'audizione la relatrice italiana, prof.ssa Maria Pia Baccari, dicendo che si tratta di un problema culturale se le donne non arrivano a quei posti, non esistono infatti divieti giuridici, ma solo "resistenze". Il problema non esiste tanto nelle professioni, dove la donna si è ormai largamente affermata. Gli ostacoli si trovano quando si tratta di nomine e cariche, e queste sono del tutto discrezionali. In Italia, per esempio, ci sono 29 milioni di donne e 27 milioni di uomini, eppure in Parlamento le donne sono solo il 17% contro l'83% degli uomini. Come fare per aggirare questa barriera culturale? Bisogna chiedere ai partiti di attingere di più dalla società civile, dalle professioni, dalle associazioni e trovare dei sistemi innovativi per far partecipare a pieno le donne alla vita pubblica.
In conclusione, dopo l'elenco proposto dalla signora Pavan Wolf, direttore della Commissione europea, di tutte le direttive e regolamenti che l'UE ha prodotto in questi ultimi anni a favore delle pari opportunità e dei diritti delle donne, non ci resta che commentare amaramente quello che si è detto all'inizio: le leggi ci sono, le risoluzioni internazionali pure, ma ancora esiste uno scollamento tra il diritto-legge e la realtà. Mi permetto di aggiungere che si tratta di abbattere la barriera culturale per arrivare ad una sorta di "parità culturale" che permetta anche ai padri di occuparsi della famiglia e alle donne di essere considerate alla pari degli uomini e quindi capaci di poter un giorno diventare Presidente della Commissione europea o magari "madame PESC".
 
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venerdì, 23 giugno 2006

POLITICHE DI GENERE E POLITICHE PUBBLICHE

RINVIATO ALLA PRIMA QUINDICINA DI SETTEMBRE
Arianna Censi è lieta di invitarvi all'incontro con la ministra dei diritti e pari opportunità
 
on. Barbara Pollastrini
 
sul tema
 
Politiche di genere e politiche pubbliche
 
che si terrà lunedì 3 luglio 2006 alle ore 15.00 presso la Sala del Consiglio di Palazzo Isimbardi.
 
All'incontro parteciperanno il Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati; la Presidente della Consulta pari opportunità dell'UPI, Mara Mori; la Consigliera di parità, Tatiana Biagioni; oltre che rappresentanti della Rete delle elette, delle Università, delle associazioni femminili, delle organizzazioni sindacali.
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mercoledì, 21 giugno 2006

ASSEMBLEA DI USCIAMO DAL SILENZIO - Camera del Lavoro di Milano, 21 giugno 2006

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo invito rivoltoci da Usciamo dal Silenzio

Le elezioni sono alle spalle, col carico di interrogativi e di spunti di riflessione che ci consegnano.

Ancora qualche giorno e poi il referendum sulla controriforma costituzionale chiuderà questa lunga fase nella quale la politica ha prepotentemente pesato sui tempi e i modi dell'agire, anche del nostro agire:
quali sono le nostre valutazioni? Quali ulteriori elementi di novità rispetto al dibattito sull'equa rappresentanza? Basta  che ci sia una donna ad occupare un ruolo di potere per dire che si è compiuto davvero un grosso passo avanti? Quali nuovi conflitti si aprono?

Questi saranno i temi al centro del nostro prossimo momento di confronto e di elaborazione, forse l'ultimo prima della pausa estiva:
L'ASSEMBLEA  DI MERCOLEDI' 21 GIUGNO ALLE ORE 21 IN CAMERA DEL LAVORO A MILANO (Corso di Porta Vittoria 43),
che si occuperà anche dell'altra questione fondamentale che è, appunto, il referendum sulla Costituzione del 25 e 26 giugno.
Usciamo dal silenzio vuole proporre all’assemblea una iniziativa forte a Milano, una nostra discesa in campo contro il Comune e la Regione che stanno smobilitando le strutture e i servizi pubblici relativi alla salute e alla prevenzione, penalizzando innanzitutto le donne.

Oggi, a elezioni avvenute, pensiamo sia questo il primo terreno di opposizione alla giunta di Letizia Moratti sul quale vogliamo proporre un'iniziativa di movimento:
un sit in davanti a Palazzo Marino gli ultimi giorni di giugno (magari il 29?) nel quale coinvolgere tutti coloro che da questa politica vengono colpiti.
E' importante essere tutte presenti all'assemblea: abbiamo bisogno di confrontarci e di pensare insieme al futuro del nostro movimento e ai prossimi mesi.

postato da: amichediabcd alle ore 14:25 | link | commenti
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(ANSA) - BAGHDAD QUOTE ROSA, 20 giugno 2006

Un gruppo di deputate irachene ha chiesto al presidente del Parlamento al Mashhaddani una sorta di 'quote rosa'. Le deputate, in particolare, vogliono, che in ogni ministero sia assegnata ad una donna la carica di viceministro e che allo stesso modo sia attribuita alle donne la presidenza di almeno 8 commissioni parlamentari. Del nuovo governo iracheno presieduto da Nouri al Maliki, fanno parte tre donne su 37 membri.
postato da: amichediabcd alle ore 14:16 | link | commenti
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MAMME E LAVORO: "UNA SU DIECI LASCIA O PERDE IL POSTO" - di Federico Pace da La Repubblica del 14 giugno 2006

 
Indagine Isfol: nel 2005 la maternità è ancora la prima causa di abbandono del lavoro. Orari scomodi e troppo lunghi. Ad aiutarle soprattutto i nonni. Ancora pochi i nidi pubblici e privati. Solo un padre su dieci si occupa dei figli in età prescolare. In vigore il Codice delle Pari Opportunità. BLOG: racconta la tua esperienza. PRIMA E DOPO UN FIGLIO: al lavoro o a casa?. CHI LASCIA E CHI RESTA: la classifica delle regioni italiane. DOCUMENTI: il Codice Pari Opportunità
Pochi aiuti, pochi modelli a cui ispirarsi, impegnate a trovare un percorso individuale che tenga presente la crescente passione (o necessità) per il lavoro, la voglia di maternità e la cura degli affetti. Per le donne il terreno sembra quasi minato. Tanto che, seppure sono tante quelle che riescono nell'impresa, a molte capita ancora di lasciare stare.
Secondo la ricerca dell’Isfol “Maternità, lavoro, discriminazioni” presentata oggi a Roma, nel 2005 è stata la maternità la principale ragione dell’abbandono del lavoro da parte delle donne. Tanto che dopo la nascita di un figlio, il 13,5 % delle lavoratrici esce dal mercato del lavoro (vedi tabella). A riprova che le aziende, insieme con chi deve decidere gli strumenti di welfare, invece di cercare il modo migliore per attirarle in gran numero sembra, ancora oggi, volerle respingere.
I figli così paiono divenire il collo di bottiglia attraverso il quale diventa sempre più difficile passare. E non sorprende che laddove, fuori dall'Italia, esistono strumenti di sostegno alla partecipazione delle donne al lavoro, il tasso di natalità cresce. E, secondo recenti analisi, pare addirittura esistere una stretta relazione positiva tra tassi elevati di occupazione femminile e tassi di natalità.
Si cede il passo, si passa dallo status di lavoratrice a quella di non lavoratrice, soprattutto in Lombardia, Veneto e Toscana (vedi tabella). Tra quelle che “resistono” di più ci sono le donne di Marche, Emilia Romagna e Piemonte.
Più ampiamente, da questi dati territoriali, dicono gli autori dell’indagine, si comprende l’inattività del Sud e l’interruzione di attività nel Centro Nord. Nelle regioni del Mezzogiorno la quota di donne non occupate è del 15% superiore al livello medio del resto dell’Italia. Inoltre, se si guarda al dettaglio di quelle donne che lasciano il lavoro ci si accorge che al Nord sembra essere per lo più una scelta voluta per stare più tempo con il figlio o la figlia, mentre al Sud cresce in maniera significativa il numero di donne che si ritrovano a una "scelta" forzata dopo aver perduto un impiego.
L’indagine dell’Isfol - condotta su un campione di 25 mila donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni – mostra come, quando si tratta di chiedere aiuto, i punti di riferimento siano sempre i nonni. La metà delle madri lavoratrici utilizza la rete parentale mentre i nidi, pubblici o privati, sono ancora poco diffusi (in tutto li utilizzata il 29,1%). Solo il 9% dichiara di avvalersi, anche solo sporadicamente, di una baby sitter.
La delusione maggiore però sembra venire dal partner che appare agli occhi della madri come un semplice aiuto occasionale. Disimpegno che viene confermato anche dal fatto che solo l’11% dei neo-padri si occupa in modo sostanziale dei propri figli in età prescolare. Tra loro soprattutto impiegati ed insegnanti con orari e modalità di lavoro favorevoli. Senza contare che gli uomini sceglierebbero il part-time soprattutto per potere avere l’opportunità di “fare un altro lavoro” mentre per le donne la scelta trova ragione nel “prendersi cura dei figli”.
I problemi maggiori arrivano da orari troppo lunghi (lo dice il 47,5%) e scomodi (il 30%) e così, se le donne continuano a incontrare difficoltà (vedi tabella) è spesso colpa di modelli organizzativi pensati per gli uomini e non ancora ridefiniti su modelli sociali radicalmente mutati.
Seppure ad ogni modo la gran parte di loro riesce nell’impresa della conciliazione, molte donne sono chiamate ancora allo sforzo di “legittimarsi”, continuamente, nei contesti aziendali. La ricerca sottolinea anche l’esistenza di forme di mobbing di genere. Escluse da progetti importanti e costrette a fare i conti con la richiesta, più o meno velata, dei datori di lavoro a posticipare la scelta di maternità. In Italia, dicono gli autori della ricerca, la maternità rimane ancora relegata nell’ambito privato e non gli viene di fatto riconosciuto un valore sociale.
Il 15 giugno entra in vigore il "Codice delle Pari Opportunità” (il decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198) che riordina le disposizioni contro le discriminazioni di genere nel lavoro, nell'attività d'impresa e nell'accesso alle cariche elettive (vedi il documento sulla Gazzetta Ufficiale). Di certo, le cose da fare sono ancora molte.
BLOG:
Racconta la tua esperienza
PRIMA E DOPO UN FIGLIO:
Al lavoro o a casa?
CHI LASCIA E CHI RESTA:
la classifica delle regioni italiane
DOCUMENTI:
Il codice delle Pari Opportunità sulla Gazzetta Ufficiale
mercoledì 14 giugno 2006
MAMME AL LAVORO
Partecipazione lavorativa femminile
 
Dopo la nascita del figlio (%)
Lavora
Non lavora
Totale
Prima della nascita
del figlio
 
 
 
Lavora
47,9%
13,5%
61,4%
Non lavora
2,5%
36,1%
38,6%
Totale
50,4%
49,6%
100,0%
Fonte: ISFOL, “Maternità, lavoro, discriminazione” - 2006
mercoledì 14 giugno 2006
MAMME, LAVORO E FIGLI
Condizione occupazionale prima e dopo la nascita del figlio (dati per Regione)
Regione
Condizione prima e dopo
L>L*
L>NL
NL>L
NL>NL
Piemonte/V.D’Aosta
54,8
13,8
1,4
30,0
Lombardia
52,4
19,0
1,5
27,0
Trentino Alto Adige
49,5
16,4
0,9
33,1
Veneto
50,9
17,3
1,5
30,3
Friuli Venezia Giulia
54,2
14,2
2,4
29,3
Liguria
51,7
13,3
2,0
33,0
Emilia Romagna
56,3
15,0
3,6
25,1
Toscana
50,7
16,4
1,9
31,1
Umbria
52,8
8,5
2,6
36,0
Marche
59,5
12,8
2,1
25,6
Lazio
49,1
14,0
3,0
33,9
Abruzzo
47,5
12,2
5,5
34,8
Molise
49,9
8,9
3,9
37,2
Campania
36,0
10,4
2,9
50,6
Puglia
40,9
7,9
3,3
47,9
Basilicata
40,1
8,9
2,9
48,0
Calabria
40,7
7,6
3,3
48,4
Sicilia
34,0
8,9
3,2
54,0
Sardegna
46,8
9,6
1,8
41,7
Fonte: ISFOL, “Maternità, lavoro, discriminazione” - 2006
*Legenda: L>L: lavora prima, lavora dopo. L>NL: lavora prima, non lavora dopo. NL>L:non lavora prima, lavora dopo. NL>NL:non lavora prima, non lavora dopo.
mercoledì 14 giugno 2006
postato da: amichediabcd alle ore 14:06 | link | commenti
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RACCOLTA FIRME CONTRO GLI INSULTI ALLE DONNE

Continua la raccolta di firme e di commenti:
Prima la Bindi, poi la Menapace: basta insulti ! Se vuoi firmare l'appello vai a....

http://www.noidonne.org/index.php?step=vota&op=articolo&id=728
postato da: amichediabcd alle ore 12:37 | link | commenti (7)
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giovedì, 15 giugno 2006

A 60 ANNI DAL SUFFRAGIO FEMMINILE. QUANTO E' CAMBIATO E QUANTO RIMANE DA FARE?

Martedì 20 giugno, ore 15.00
Sala Crociera, Via Festa del Perdono, 7 – Milano
UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI MILANO
Centro Donne e Differenze di Genere
Dottorato di ricerca in diritto costituzionale
 
A 60 anni dal suffragio femminile.
Quanto è cambiato e quanto rimane da fare? 
 
Introduce
Eugenio De Marco
 
Presiede:
Valerio Onida
 
in occasione della pubblicazione dei volumi:
 
“DONNE E ISTITUZIONI POLITICHE
Analisi critica e materiali di approfondimento”
di Marilisa D’Amico e Alessandra Concaro
(Giappichelli, 2006)
 
“DONNE E POLITICA
Quote rosa? Perché le donne in politica sono ancora così poche”
di Giuditta Brunelli
(Il Mulino, 2006)
 
“DONNE E PARLAMENTI
Uno sguardo internazionale”
Edizione italiana a cura di Susanna Creperio Verratti
(Bononia University Press, 2006)
 
le Autrici ne discutono con:
Eva Cantarella, Fernanda Contri, Bianca Beccalli
 
postato da: amichediabcd alle ore 11:42 | link | commenti
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Chi sono

Blogger: amichediabcd
Nome: Amiche di Abcd AMICHEDIABCD@fastwebnet.it
All’interno delle partecipanti al corso “Donne, politica e istituzioni”, promosso come azione positiva dal Ministero per le Pari opportunità, presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, si è costituito il gruppo Amiche di Ateneo Bicocca Coordinamento Donne (ABCD). Amiche di ABCD è un’associazione che si propone di promuovere e diffondere la conoscenza delle problematiche legate ai vincoli di accesso delle donne alle carriere in ambito politico ed economico, anche attraverso la creazione di una rete culturale, che valorizzi le competenze ed esperienze di ciascuno al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della discriminazione di genere. A questo fine si propone di svolgere qualsiasi attività si ritenga necessaria al perseguimento degli scopi istituzionali con particolare attenzione a svolgere attività informative, formative, di consulenza ed ogni altra azione funzionale al perseguimento dello scopo sociale, ed in particolare: a) preparare e diffondere materiale informativo atto a stimolare il dibattito culturale; b) pubblicare giornali periodici o libri a stampa o telematici; c) organizzare convegni, seminari, corsi e manifestazioni, anche internazionali, per promuovere, diffondere e valorizzare le tematiche di genere.

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