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Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera inviataci da Assunta Sarlo di Usciamo dal SIlenzio:
Care tutte
nell'assemblea della ripresa che è stata bella e molto partecipata a conferma di quanto il dibattito di quest'estate sulla violenza ci tocchi e ci coinvolga e anche di quanto l'assemblea sia ritenuta da tante donne un vitale luogo di scambio e di lavoro abbiamo deciso di dar vita ad un laboratorio che provi a elaborare un documento sul tema da inviare alla ministra Pollastrini.
Il primo appuntamento è per mercoledì alle 21 alla Camera del lavoro, importante esserci.
La seconda cosa che volevo segnalarvi è che procede l'organizzazione per partecipare alla manifestazione di Venezia di sabato 7 ottobre contro la legge regionale che prevede la presenza del Movimento per la vita nei consultori e nelle corsie d'ospedale: anche in questo caso è importante sostenere la lotta dell'assemblea di Venezia e Mestre ( nata con il 14 gennaio, molto simile alla nostra!) che sta conducendo un ottimo lavoro.
Sul sito www.usciamodalsilenzio.org trovate sia i materiali che i particolari organizzativi.
Iva Toguri D'Aquino, una donna erroneamente sospettata di essere Tokyo Rose, la voce della propaganda giapponese sulla radio durante la seconda guerra Mondiale, e' morta a Chicago. Aveva 90 anni. Tokyo Rose era il nome dato alle voci femminili che attraverso la radio diffondevano trasmissioni anti-americane mirate a demoralizzare i soldati Usa nel teatro di guerra del Pacifico. D'Aquino, che venne arrestata subito dopo la guerra a Yokohama e accusata di tradimento, sconto' sei anni di carcere prima che emergessero dubbi sulla sua effettiva colpevolezza. La donna venne poi graziata nel 1977 dall'allora presidente Gerald Ford. Uscita di prigione, Iva D'Aquino ha passato il resto della sua vita nel North Side di Chicago dove la famiglia aveva un negozio. E' morta per cause naturali in ospedale, ha detto un nipote, William Toguri.
NATA IL 4 DI LUGLIO - Iva Toguri era nata da genitori giapponesi a Los Angeles il 4 luglio 1916, nel giorno della festa piu' patriottica d'America, l'Indipendence Day. I genitori erano determinati ad ogni costo ad assimilarsi nella societa' Usa e Iva si laureo' a Ucla, l'Universita' di California a Los Angeles, con il sogno di perfezionarsi in medicina. Era in visita da parenti in Giappone, per assistere una zia malata, quando il 7 dicembre 1943 i giapponesi bombardarono Pearl Harbor. Stati Uniti e Giappone entrarono in guerra e alla giovane americana fu impedito di lasciare il paese. Per sbarcare il lunario Iva Toguri si adatto' a fare vari mestieri: nel 1943 rispose a una inserzione di Radio Tokyo che chiedeva dattilografe di lingua inglese. Fu il passo che la porto' a lavorare a Zero Hour, in uno show radiofonico di propaganda popolato di prigionieri alleati. Usando lo pseudonimo di Orphan Ann, un personaggio dei fumetti, Iva prese parte a scenette comiche e presento' notiziari e brani musicali. Nonostante la costante pressione delle autorita' giapponesi, rifiuto' sempre di rinunciare alla cittadinanza americana. Verso la fine della guerra trovo' marito, il cittadino portoghese di origini giapponese Felipe D'Aquino. In quel periodo cominciarono per lei i veri guai.
MITO CREATO DA STAMPA USA - Finito il conflitto sulla stampa Usa si creo' il mito di Tokyo Rose. Giornalisti americani in Giappone aprirono la caccia alla voce dietro le trasmissioni di propaganda radio durante la guerra. Clark Lee e Harry Brundidge, due reporter Usa sbarcati in Giappone con il generale Douglas MacArthur pochi giorni dopo Hiroshima e Nagasaki, offrirono ricompense a chiunque potesse identificarla. Iva, l'unica cittadina Usa menzionata tra i potenziali sospetti, venne messa in contatto con loro da un'ex collega di Radio Tokyo e accetto' di farsi intervistare. Sperava di venire pagata una cifra per l'epoca favolosa, 2.000 dollari, invece fini' nella prigione di Sugamo, tra donne accusate di crimini di guerra. Nei suoi confronti venne aperta un'inchiesta, ma nulla venne trovato che potesse servire a incriminarla. La donna fu rilasciata dopo un anno, mentre negli Usa il clima di caccia alle streghe non accennava a spegnersi.
TOKYO ROSE UN PERSONAGGIO COMPOSITO - Nonostante che l'Fbi e gli investigatori dell'esercito avessero concluso che Tokyo Rose era il nome dato da Radio Tokyo a un personaggio composito, indignava il sospetto che la voce della propaganda anti-Usa potesse esser stata una cittadina americana. Una campagna di stampa ne reclamo' a gran voce l'estradizione. Il presidente Harry Truman in persona ne ordino' l'arresto. Al processo, che costo' una fortuna, due ex colleghi testimoniarono contro. La giuria nel 1949 la condanno' a dieci anni di prigione e alla privazione della cittadinanza. Iva ne passo' sei dietro le sbarre. Solo molti anni dopo, grazie all'intervento di Ron Yates, un giornalista del Chicago Tribune, la donna venne completamente scagionata. Yates scopri' che le testimonianze contro di lei erano state forzate dalla procura. 'Nonostante la condanna e quasi un decennio in prigione, Iva ha sempre insistito che la sua lealta' verso gli Usa non era mai stata in dubbio', ha dichiarato la famiglia in un comunicato dopo la morte.
27% INTERVENTI SU IMMIGRATE, TURCO: BENE ATTIVITA' CONSULTORI
Diminuisce in Italia il numero delle interruzioni di gravidanza volontarie, ma aumentano le donne straniere che ricorrono all'aborto. E' quanto emerge dalla relazione annuale del ministero della Salute sullo stato di attuazione della legge 194. Dall'indagine, che prende in considerazione i dati provvisori del 2005 e i dati definitivi riferibili al 2004, emerge che l'anno scorso sono state 129.588 le interruzioni volontarie con una diminuzione del 6.2% rispetto all'anno precedente (138.123 i casi nel 2004) e un decremento del 44.8% rispetto al 1982, quando e' stato registrato il piu' alto ricorso all'aborto (234.801 casi). La relazione mette inoltre in evidenza che a partire dal 1995 e' andato crescendo il numero degli interventi effettuato da donne immigrate che nel 2004 arrivano a toccare il 27% di tutti gli aborti volontari in Italia.
Considerando solamente le cittadine italiane, l'andamento dei dati sulle interruzioni di gravidanza nel corso degli anni e' il seguente : 130.546 nel 1996, 124.448 nel 1998, 113.656 nel 2000, 106.918 nel 2001, 104.403 nel 2002, 99.081 nel 2003, 101.392 nel 2004 (il lieve incremento del 2004, +2.3%, rispetto al 2003 alla luce dei dati provvissori del 2005, secondo il ministero non rappresenta l'inizio di una inversione di tendenza).
Diminuiscono, secondo il ministero della Salute, sia il tasso di abortivita' (numero aborti per 1000 donne in eta' feconda) sia il rapporto di abortivita' (numero interruzioni volontarie per 1000 nati vivi). Il primo, calcolato sulla popolazione femminile italiana e straniera, e' pari ad una percentuale di 9.3 per 1000 donne tra i 15 e i 49 anni, con un decremento del 6.7% rispetto al 2004 (10.0 per mille) e una riduzione del 45.9% rispetto al 1982. Il rapporto di abortivita' e' pari invece nel 2005 a 236,4 per mille con un decremento del 6.2% rispetto al 2004 (2.51 per mille) e un decremento del 37.8% dal 1982 (380.2 per mille).
Secondo il ministro Livia Turco "la maggiore riduzione del ricorso all'aborto osservata in Italia, rispetto ad altri importanti paesi europei e' ragionevole associarla alla presenza dei consultori familiari". Tuttavia per il ministro ci sono ancora delle carenze nell'organico di queste strutture come l'assenza di personale deputato al rilascio del documento o della certificazione e "particolarmente grave" risulta la mancanza in un gran numero di consultori di ostetriche.
"C'e' da rilevare con preoccupazione- conclude Turco- un processo di svilimento e impoverimento dei consultori familiari particolarmente accentuato negli ultimi tempi, nonostante le ripetute dimostrazioni di maggiore qualita' ottenute con indagini dell'Istituto superiore di sanita'".
Gli incontri si svolgeranno nella sala Previato del Palazzo della Cultura di San Giuliano Milanese a cadenza settimanale, il martedì sera, dalle h.21 alle h.23.15, durante tutto il mese di Ottobre 2006.
Conduttrice
Maura Di Mauro (Ricercatrice e formatrice)
e-mail: maura.dimauro@libero.it
tel. 340/3230701; 02/9842868.
Molteplici studi sulle differenze di genere rivelano l’esistenza di un “soffitto di vetro” nella nostra società che si manifesta in forti asimmetrie tra uomo-donna e non garantisce le pari opportunità.
Il riaffermarsi di rappresentazioni e stereotipi di genere “tradizionali" non risulta essere produttivo né per i singoli individui, in quanto si ritrovano costretti e limitati nella costruzione del proprio percorso di vita, in qualche modo già segnato dalla ripetizione di attesi cliché, né per la società, che vede in crisi le nascite, la famiglia, lo sviluppo socio-economico nel complesso.
A queste problematiche esistono fondamentalmente due vie di intervento:
1) una istituzionale, o legislativa, che legittima l’avvio di un mutamento culturale nella nostra società attraverso la promozione sostanziale delle P.O. tra uomo e donna, la considerazione delle differenze di genere in tutti gli ambiti decisionali, la ridistribuzione di responsabilità e ruoli;
2) l’altra a partire dal basso, dalle pratiche educative e di socializzazione, in modo da favorire il ripensamento e la decostruzione di rappresentazioni e stereotipi di genere tradizionali, così che ciascuno abbia la possibilità di costruire la propria identità e progettare le proprie scelte di vita in modo più “libero”.
In collaborazione con il Centro Donna di San Giuliano Milanese si propongono una serie di incontri che hanno lo scopo di affrontare il tema delle differenze di genere e di innescare un processo di sviluppo individuale e territoriale.
03/10. I Incontro.
Le differenze di genere nel III Millennio.
10/10. II Incontro.
Identità e stereotipi di genere:
come si costruiscono.
17/10. III Incontro.
Interventi legislativi per promuovere le
pari opportunità tra i generi.
24/10. IV Incontro.
Il “soffitto di vetro”:
meccanismi e strategie psicologiche.
31/10. V Incontro.
Le differenze di genere
nel linguaggio visivo
GLI UOMINI NEL PICCOLO SCHERMO? RELEGATI AL RUOLO DI VALLETTI
La Tv maschilista dove l'uomo era il dominatore assoluto e la donna relegata al ruolo di bella statuina?
Un lontano ricordo. Oggi lo scenario e' completamente cambiato: a 'portare i pantaloni' in video sono soprattutto le donne, che superano i maschietti sia in ore di trasmissione (nel palinsesto quotidiano ci sono in media 20-25 ore di programmi guidati da donne, con punte di 30, contro 10-12 dagli uomini), che per quanto riguarda il numero di programmi e la loro rilevanza nel palinsesto.
Che fine ha fatto il povero 'maschio'? Relegato al ruolo di valletto (nel 57% delle trasmissioni di punta) o di 'spalla' (nel 31%). E a cambiare e' proprio l'immagine degli uomini e delle donne proposta dalla Tv: 'lei' sempre piu' dipinta come dominatrice (63%), forte (56%), ma senza mai rinunciare alla sua femminilita' (48%), mentre 'lui' e' sempre piu' insicuro (58%) e narciso (52%).
Quali i motivi di questa rivoluzione in rosa che ha travolto il piccolo schermo? Per psicologi ed esperti la ragione va ricercata soprattutto nei mutamenti nella classica struttura famigliare, dove molti ruoli dell'uomo sono ormai ricoperti dalla donna (46%). E' quanto emerge da uno studio promosso da Meta Comunicazione e condotto attraverso l'analisi del nuovo palinsesto televisivo e 100 interviste a psicologi, sociologi e uomini marketing in occasione della partenza della nuova stagione televisiva. (segue)
Lo studio ha tenuto presente i programmi in onda sulle reti nazionali, con conduttore (escludendo film, telefilm esteri e altri generi che non hanno un conduttore).
'Nella societa' contemporanea il classico modello famigliare e' venuto meno - sottolinea Saro Trovato, presidente di Meta Comunicazione ed esperto di marketing -. La donna ha un ruolo sempre piu' rilevante e forte, mentre i modelli promossi dai media e dalla moda hanno femminilizzato l'uomo. Tutto questo non poteva che avere effetti sul piccolo schermo. Le donne sono piu' affidabili, piu' responsabili, danno fiducia, nella vita e nel piccolo schermo, mentre l'uomo sembra piu' occupato a cercare un'identita' che sembra aver perduto, si pensi ad esempio al trend internazionale dei metrosexuals, eterosessuali che adottano stili di vita e di consumo propri della comunita' gay'.
I nuovi palinsesti autunnali consacrano la donna come vera regina del piccolo schermo. Durante la settimana (dal lunedi' al venerdi') le donne quasi doppiano i maschietti per le ore di trasmissione che le vedono protagoniste: in media 20 -25 ore di trasmissioni guidate da donne contro 10-12 dagli uomini. In alcuni giorni il 'monte ore' femminile arriva a superare le 30 ore. La domenica, poi, alla conduzione di Buona Domenica e di Domenica In, i due contenitori 'fiume' di Rai e Mediaset, ci sono soprattutto donne.
Non solo, conduttrici e show girl hanno la meglio sui loro corrispettivi maschili anche quando si analizzano le trasmissioni di punta delle diverse reti nazionali: tra il 70 e il 75% delle trasmissioni di prima serata vengono condotte da donne.
Ulteriore conferma e' data dalla tipologia di programmi condotti: le donne ormai hanno 'invaso' anche quei campi che un tempo erano di esclusiva pertinenza maschile. Dalla politica, come ha dimostrato Anna La Rosa, ai programmi di inchiesta (Report ne e' sicuramente un esempio), per arrivare al piu' eclatante, ovvero lo sport.
E in tutto questo gli uomini che fine hanno fatto? Come emerge dall'analisi del palinsesto nel 57% dei casi delle trasmissioni di punta sono infatti 'relegati' al ruolo di valletto della conduttrice: da Brosio, inviato-succube della Ventura nell'Isola dei Famosi a Bettarini, che da valletto nella Talpa e' diventato valletto di Buona Domenica, solo per fare due esempi. Nel 31% delle trasmissioni presenti in palinsesto, quando condividono la scena con un personaggio femminile sono delle 'spalle', rivestendo spesso il ruolo di vittima. Solo nel 10% dei programmi a doppia conduzione si assiste a ruoli paritari.
Uno scenario che fa parlare gli esperti di Tv matriarcale (67%), intendendo con questo che il cambiamento e questa predominanza femminile non e' solo una moda passeggera, come invece sostiene il 15%, o solo un cambiamento 'di forma' che non muta la sostanziale predominanza maschile nel piccolo schermo (11%).
Qual'e' la rappresentazione che il piccolo schermo fa dell'uomo e della donna? La nuova protagonista del piccolo schermo e' sicuramente una dominatrice, caratteristica che il 63% degli esperti attribuisce alla maggior parte delle donne catodiche. Ma non e' certo la sola peculiarita': il 56%, infatti la descrive come forte ed energica, in grado di dare sicurezza, e carismatica (52%). Il 48%, sottolinea poi che una delle caratteristiche che accomuna le donne del piccolo schermo di maggior successo e' l'aver saputo conservare la propria femminilita', sia dal punto di vista della seduzione (41%), ma anche sotto l'aspetto della sensibilita'.
E l'uomo della Tv? La descrizione che ne fanno gli intervistati, basandosi sui ruoli ricoperti, e' ben diversa. Quello che emerge e' soprattutto l'insicurezza (58%). Non solo, ha sostituito le donne per quanto riguarda il narcisismo (52%) e la cura quasi maniacale dell'aspetto fisico (44%). Un cambiamento radicale, quello degli uomini, promosso dagli stessi media (secondo il 31%) e dal mondo della moda (25%), che hanno via via presentato modelli maschili sempre piu' vicini a quelli tradizionalmente legati alle donne.
Una vera e propria inversione di ruoli, insomma, ma quali i motivi di questa rivoluzione in rosa del piccolo schermo? Per psicologi ed esperti si tratta di un adattamento ai nuovi modelli di famiglia che si sono creati nel mondo reale, dove la donna ha assunto sempre di piu' ruoli fino a ieri di pertinenza maschile (46%). Il 35% vede in questa predominanza della donna un'evoluzione 'mediatica' del ruolo delle maestre, cui era deputato il compito di educare e crescere i bambini, mentre l'uomo era impegnato in 'veri lavori'.
'La donna mediatica insegna a cucinare, come la Clerici, insegna a sedurre, insegna a sedurre, mostra come ci si diverte - dice la psicologa e psicoterapeuta Vera Slepoj -. Mentre l'uomo continua ad essere nella stanza dei bottoni, alla donna viene dato un ruolo che offre status e ha una funzione sociale, ma non influisce veramente sulle decisioni importanti. L'uomo ha volutamente lasciato questo spazio alle donne, creando per loro questa collocazione'.
Ma c'e' anche chi (31%) punta soprattutto sul fatto che la donna, forse proprio per il suo nuovo ruolo nella struttura sociale, e' vista come piu' affidabile e credibile dell'uomo. Mentre per il 28% la ragione va ricercata semplicemente nel fatto che la maggior parte del pubblico televisivo e' quello femminile e che una presentatrice donne puo' stimolare un processo di identificazione: basti considerare che ogni giorno nella fascia di massimo ascolto (tra le 20.00 e le 23.00) circa 14 milioni di donne si trovano di fronte al piccolo.
Ma quali sono le 'testimonial' di questo nuovo modello di donna catodica? Al primo posto Milly Carlucci (62%), che alla femminilita' e alla dolcezza abbina un polso di ferro nel gestire tutti gli uomini che orbitano nel suo show. Al secondo invece Antonella Clerici (58%), seguita dal nuovo volto di Buona Domenica, Paola Perego (51%), che grazie alla sua energia e credibilita' e' riuscita a rilanciare la sua carriera. Non poteva mancare la donna simbolo dello sport, Paola Ferrari (47%), in grado di mettere in riga calciatori, arbitri e commentatori, con grazia, ma con un'incredibile fermezza.
Al quinto posto Lorena Bianchetti (45%), che dal programma religioso di Rai Uno e' riuscita ad arrivare alla trasmissione di punta della domenica Rai, seguita da Monica Leofreddi (43%), che ha dimostrato che e' possibile fare un talk show senza ricorrere a urla e risse. Tra le nuove donne catodiche c'e' naturalmente Barbara D'Urso (38%), cosi' come Federica Panicucci (36%). La Ventura e la De Filippi? Per loro solo il nono e il decimo posto (rispettivamente 28% e 25%): hanno sicuramente precorso i tempi, ma oggi sono troppo legate al ruolo aggressivo e 'mascolino' che le ha caratterizzate.
SONDAGGISTI, RAPPRESENTANO IL 24 PER CENTO ELETTORI E SONO ANTI-GUERRA
Washington. Alle prossime elezioni di mid term la carta vincente dei democratici potrebbero essere le 'women on their own', vale a dire le donne che vivono da sole. Ne e' convinto il sondaggista e consulente elettorale democratico Stan Greenberg, che ha spiegato le single, divorziate o vedove potrebbero svolgere, in senso opposto, lo stesso ruolo che nel 2004 svolsero le 'security moms', le madri di famiglia schierate per la lotta al terrorismo, in favore di George Bush.
Le 'women on their own' rappresentano una fetta piu' che considerevole dell'elettorato 47 milioni, cioe' il 24 per cento. Due anni fa hanno pero' disertato le urne in modo piu' massiccio rispetto alle donne sposate: 20 milioni di donne single nel 2004 non ha votato, secondo una ricerca di 'Women's voices, women votes' gruppo impegnato a sensibilizzare il partito democratico alla esigenze di quella che la presidente Page Gardaner descrive 'un'enorme risorsa ancora non sfruttata'. Che abbiano 25 o 55 anni le donne che vivono sole hanno una serie di interessi comuni, ha spiegato la Gardner incontrando a Washington una serie di candidati, in primo luogo l'opposizione alla guerra in Iraq.
Ultimi posti disponibili per partecipare al corso gratuito di www.perledonne.it:
30 settembre e 1 ottobre
Coaching - Allenare i talenti: il seme che c´è in te
Il corso si svolgerà a Milano, ed è organizzato da ACTL e Unioncasa.
Per informazioni e prenotazioni vai su
http://www.perledonne.it/servizi_corsi.php?idcorso=5&PHPSESSID=732f94aebc98e958ba8784162404e577
Vi segnaliamo un nuovo sito costruito da, e rivolto alle e agli studiosi di Gender e Women's Studies.
WeAVE is a European women's and gender studies network for students, postgraduate students, PhDs, post-doc researchers, and junior teachers.
The main the aim is to network, to get gender and women's studies students talking, communicating, and sharing many different forms of feminist knowledge.
The website provides such a platform, containing as it does a forum with discussion rooms, as well as a chat facility for registered members.
There is also a search facility on the site which allows members to search for others who may be involved or interested in similar research areas. Registration is now available on the homepage of the WeAVE website.
The WeAVE website also operates as an information portal, with detailed listings of current news and events, online links to women's studies institutions, associations, and online resources. A unique feature to the site is the "Whereabouts" page, which allows for meetings between members to be organised when on study travel or attending conferences anywhere in
The name WeAVE incorporates two thematic lines which define our network organisation. The image of weaving refers to the connectivity and interaction which WeAVE aims to create. Similarly, the WAVE capitalised in the title points towards a new third wave feminist generation, the future of European gender studies.
Il III ciclo di "Talking Heads" proseguirà, il 2 ottobre
prossimo, alle h. 14.30, nell'aula Seminari del Dipartimento di Studi
Sociali e Politici.
In quell'occasione, verrà distribuito il calendario aggiornato dei prossimi
seminari.
Di seguito il programma del primo incontro.
"TALKING HEADS"
Figure di donne pensanti
Incontri seminariali-III ciclo
2 ottobre 2006
""Leni Riefenstahl, o la fantasia artistica e la sua operaia""
(Antonella Nappi)
Gli incontri, aperti a tutti/e, si terranno nell'Aula seminari del
Dipartimento di Studi Sociali e Politici di Milano, via Passione 15, II piano, alle
ore 14.30.