Amiche di Abcd
lunedì, 30 ottobre 2006

PER LE DONNE - Di Marta Vincenzi da Delegazionepse.it del 27 ottobre 2006

 

Il Parlamento europeo rilancia il dibattito sulla lotta contro il tumore al seno. L'esigenza politica di una "Europa dei risultati" in grado di sconfiggere quella che risulta essere la prima causa di mortalità tra le donne.

 

Le cifre sono impressionanti: 275.000 donne colpite ogni anno in Europa. Ne muoiono almeno 88.000. Non è solo una maledizione femminile, visto che anche 1.000 uomini ne sono vittime. La tendenza è in crescita, e il cancro colpisce individui sempre più giovani - è raddoppiato sotto i 40 anni - tanto che ad oggi il 35% della popolazione colpita ha meno di 55 anni.

A tre anni dalla prima Risoluzione, nel mese di ottobre dedicato a livello internazionale alla lotta contro il tumore al seno, il Parlamento europeo rilancia con la forza di tre interrogazioni, un lungo dibattito e il voto di una risoluzione approvata a stragrande maggioranza, l'esigenza politica di una "Europa dei risultati" in grado di sconfiggere quella che risulta essere la prima causa di mortalità tra le donne fra i 35 e 59 anni.

Le tre interrogazioni chiedono alla Commissione di aiutare gli Stati Membri a conseguire i risultati già indicati nel 2003 fissando entro il 2008 le condizioni necessarie per ridurre del 25% l'indice di mortalità e limitare al 5% le differenze attualmente esistenti tra gli Stati membri per quanto riguarda la sopravvivenza alla malattia.

Sono molte le azioni che l'esecutivo potrebbe sostenere nel campo della prevenzione e riguardano la formazione professionale dei medici e degli infermieri e l'attuazione di programmi di screening di elevata qualità.

Nell'ambito del 7° Programma quadro per finanziare la ricerca, si chiede alla Commissione di  sostenere il cosiddetto "test biomarker"  (cioè il test sierologico). L'auto esame al seno, infatti, pur ricco di valenze positive per l'autoresponsabilizzazione delle donne, come espresso dalla OMS, non può costituire l'alternativa all'individuazione tempestiva del cancro.

Il tema è stato affrontato anche nel quadro della Strategia di Lisbona, come diritto al lavoro. Infatti molte donne rinunciano all'attività professionale durante la malattia e le terapie successive. Si tratta quindi di incoraggiare i datori di lavoro a far adottare orari e modalità  flessibili di reinserimento.

Hanno ascoltato una parte dei lavori preparatori del dibattito alcune animatrici del "Centro per la cura e l'assistenza delle donne operate di neoplasia mammellare" di La Spezia. Testimoniando che esistano da anni sperimentazioni di percorsi sanitari che strutturano servizi e personale intorno alla donna e non viceversa e come questo aiuti le pazienti ad avere il miglior risultato terapeutico, ritrovando fiducia in se stesse e disponibilità alle relazioni con gli altri. 

L'auspicio è che queste buone pratiche possano essere valutate e diventare patrimonio collettivo.

Nella Risoluzione il PE chiede di garantire entro il 2016 un'assistenza capillare con unità multidisciplinari e di elaborare una Carta per la tutela dei diritti dei malati di cancro al seno e dei malati cronici sul posto di lavoro.

postato da: amichediabcd alle ore 14:24 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 25 ottobre 2006

VIOLENZA SESSUALE: A ROMA DISTRIBUITE 10 MILA COPIE VADEMECUM - Asca, 25 ottobre 2006

Nei prossimi giorni saranno sparsi per la capitale diecimila volantini. Per lanciare un monito all'indifferenza ed un invito a tutti i cittadini, sia uomini che donne, a porre piu' attenzione alla realta' che ci circonda, per poter prevenire una violenza sessuale o, nel peggiore dei casi, sapere come intervenire. Questi gli obiettivi del vademecum contro la violenza sessuale 'Se a una donna serve aiuto', approntato dopo i gravi episodi di stupro registrati a Roma nelle settimane passate. Presentato oggi presso la Prefettura capitolina, sara' distribuito da subito dal Comune di Roma. In particolare 'a tutte le persone che operano in situazioni nelle quali il rischio di una violenza potrebbe essere maggiore', ad esempio autisti di autobus, di metropolitana e di taxi, guardiani di strutture private, ristoratori e baristi, gestori di locali notturni, fiorai ed edicolanti'.
'Dobbiamo tutti collaborare per prevenire il reato peggiore in assoluto - ha sottolineato il prefetto di Roma, Achille Serra, - piu' dell'omicidio, perche' ti condanna per tutta la vita. Il contatto con la vittima e' importantissimo, da qui la necessita' di formare personale che sappia interpretare la sua situazione psicologica, in particolare nei pronto soccorso. Il vademecum contiene suggerimenti banali, ma assai utili, comunque dico alle donne di non reagire', nel caso fossero vittima di una violenza sessuale. Il prefetto ha in particolare invitato i cittadini a 'non essere indifferenti e a fissare ogni particolare della scena', sottolineando che in qualunque momento il 113, 112, o 118 ricevessero una segnalazione di una violenza sessuale, l'intervento avrebbe la 'priorita' assoluta, quasi a livello di omicidio, anche perche' non e' infrequente che il crimine si trasformi in qualcos'altro'. 
'Il vademecum non vuole creare lun'escalation di paura ed ansia - ha sottolineato da parte sua Mariella Gramaglia, l'assessore capitolino alle politiche per la Semplificazione, la Comunicazione e le Pari Opportunita' - ma essere un presidio della liberta' femminile. Questa oggi e' solo la prima tappa, ma ci impegniamo a continuare a lavorare per la sensibilizzazione nelle scuole e la formazione del personale sanitario'. La Gramaglia ha sottolineato come sia difficile fornire della statistiche in merito, soprattutto perche' si sa molto poco della violenza piu' praticata, quella nelle famiglie, in 'teoria dalle persone care, una violenza che bisogna far emergere'.
'Questo prontuario - ha continuato l'assessore - e' rivolto soprattutto agli uomini romani, quelli che non hanno mai riflettuto sul fenomeno, per creare una nuova sensibilita' e far crescere una nuova coscienza negli ambienti di lavoro soprattutto maschili'. La Gramaglia ha inoltre sottolineato che il Comune non si occupera' solo della 'distribuzione tecnica del vademecum, ma cerchera' di chiamare tutti i responsabili delle aree di lavoro coinvolte, in modo che ogni ambito sia sensibilizzato'.
Nel caso un cittadino pensi di essere coinvolto 'in un atto di violenza (sessuale o di altra natura)', recita il prontuario, bisogna contattare immediatamente il 113 (Polizia di Stato), il 112 (carabinieri) ed eventualmente anche il 118, ossia il servizio di emergenza sanitaria. Il Comune di Roma mette inoltre a disposizioni servizi di sostegno per le eventuali vittime, tramite l'intervento diretto o la sua rete di organizzazioni qualificate in questo campo, come Differenza Donna (066780537) o Telefono Rosa (0637518261-8262). Per saperne di piu' si puo' contattare il call center del Comune, allo 060606.

postato da: amichediabcd alle ore 18:13 | link | commenti
categorie:

GENDER, WORK AND ORGANIZATION. 5TH INTERNATIONAL INTERDISCIPLINARY CONFERENCE - Keele (GB), 27-29 giugno 2007

Sveva Magaraggia di Abcd segnala la conferenza, "Gender, Work and Organization. 5th international interdisciplinary conference" che si terrà dal 27 al 29 giugno 2007 a Keele, Inghilterra. 

 

Di seguito trovate tutte le indicazioni

La scadenza per l'invio degli abstracts è il 1° novembre 2006.

 

Gender, Work and Organization

5th international interdisciplinary conference, 27th – 29th June 2007

Keele – United Kingdom.

 

Call for Papers

Time, Ethics and Gender: Unravelling the Strands of Every Day Life

Stream convenors:

 Carmen Leccardi, University of Milan-Bicocca, Dept. Sociology and Social Research, Italy

Ida Sabelis, Vrije Universiteit, Faculty of Social Sciences, HV Amsterdam, Netherlands

 

‘While concerned with a specific workplace, the ongoing changes (…) can be seen as a microcosm of larger changes in society as a whole where the strict demarcation line between paid labour and the home is being dissolved. Have we come full circle?’

(Davies, 1998:2)

 

The stream ‘Unravelling the strands of everyday life’ seeks to build upon and add to the deeply insightful ethnographic and theoretical work of Karen Davies. We propose to address theoretical, methodological and empirical issues of gender and temporality seen as ongoing processes of change and development, for better or for worse. Increasingly, our working lives dictate new forms of living: inside, between and beyond organizations.

Gendered relations are changed and changing, because of our actions, but also because of development in society at large: acceleration, technological changes, new power relations, and new constellations of work and life. Over the last decades, time and gender have shown to be conceptual companions for the analysis of social and organizational practices, (self)imposed change and new developments (Davies 1990, 1996, 1998, 2003, 2004, Leccardi & Rampazi 1993, Shaw 1998, Menzies and Newson 2005, Paolucci 1996, Widerberg 2006, to name just a few). Our idea is to bring together knowledge from both gender and time studies with present ideas from organization and management studies and particularly focus on methodological developments in the field/s. Among scholars of organization and management, it becomes increasingly accepted that one of the reasons for the paradoxical development of the striving for control and the simultaneous loss of it by increased attempt to structure organization processes, analytically can be linked to the use and perception of time/s in organizations.

Simultaneously, gender studies has a tradition of making explicit the contradictory patterns of working and living under the uniform conditions of ‘organization’ (Davies 1994, De Bruijn 1995, Odih & Knights 2002). The terms ‘doing gender’, ‘doing power’, and ‘doing change’ are taken up to address unequal and oppressive relationships at work while simultaneously focussing at change and development. In this context, a specific sensitivity for change can and should be developed to address the ways in which inequalities continuously are reproduced, hindering the ethical debate of what we may want to consider as desirable for generations to come.

The following list is indicative, although not exhaustive, of likely topics in the stream:

creativity is needed (and appreciated) in the context of doing gender, doing organization and living time!

• Theoretical approaches to the embodiment of gender in work relations;

• Studies related to business ethics and its paradoxical relation to gendered practices;

• Issues of gendered subtext – temporal subtexts;

• Methodological contributions: developments in ethnographical and discourse

analytical approaches;

• The impact of organizational change and innovation on women’s / families’ lives;

• Science and technology studies addressing the enactment of gender relations;

• Time and leadership in a frame of gendered expectations;

• The dynamics of time policies: countries, cities and households;

• Sustainability as a gendered future perspective;

• In pursuit of the future: sustainable management and good governance;

• Timescapes, habits of mind, and managerial action: doing gender, doing dominance

and doing reference;

• Self-organization and complexity: alternative time use and alienation;

• Quality time as an expression of acceleration;

• Time’s impact in the information and network society.

 

Abstracts should be one page, single space and of approximately 500 words (excluding any references) giving title of paper, keywords, contact details including your name, institutional affiliation, mailing address, telephone number and e-mail address. Submission date for abstracts is 1st November 2006. All abstracts will be peer reviewed. Abstracts should be emailed to both

Ida Sabelis ihj.sabelis@fsw.vu.nl 

and to Carmen Leccardi carmen.leccardi@unimib.it

State the title of the stream to which you are submitting your abstract.

The Karen Davies AwarThe Award

‘Women, Time and the Weaving of the Strands of Everyday Life’ (1990) is the typical title of one of the earliest of Karen Davies’ (1958-2006) books. In her work, the focus is on studying gender in relationship to time in order to exemplify the complexity of gendered relations in every day life. She was a pioneer in producing deeply insightful narratives and analyses, in which the intertwined patterns of gendered processes are brought to the fore. Her critical approach to everyday life, combined with explicit attention to the processual character of ‘doing gender’, ‘doing dominance’ and ‘doing deference’ (Davies 1993: 721) inspires and informs current research:

“Time is an important underlying concept in life course research and in the use of the ''lifeline method'' an approach that has gained interest among researchers examining women's lives more processually. Notwithstanding, the author argues that time itself is not sufficiently problematised in this context. (…) A discussion of theories of time leads to an examination of methodological problems that are inherent in doing and presenting life histories.” (synopsis from ‘Capturing Women’s Lives, 1996) Karen produced a wide range of articles and books, gradually becoming well known as a keen observer and a critical academic. During the 4th GWO Conference, she send in her paper, but sadly had to cancel her participation. Almost a year later, we learned that she would never attend again. However, her work lives on! Her colleagues at GWO therefore decided to make available the ‘Karen Davies Award’ for the next conference. This will take the form of a conference fee bursary for a PhD student working in the area of the sociology of time and gender. The stream ‘Unravelling the Strands of Every Day Life’ seeks to add to her work, taking up the challenges she left us with.

 

postato da: amichediabcd alle ore 16:32 | link | commenti
categorie:
lunedì, 23 ottobre 2006

IL VELO LEGGE DI DIO. LA GUERRA SCOPPIA IN TV - di Magdi Allam, da Il Corriere della Sera del 22 ottobre 2006

Riportiamo di seguito l'articolo di Magdi Allam sul rapporto tra donne e Islam in Italia. Che cosa pensate al riguardo?

«Lei è un' ignorante, è falsa», peggio ancora «lei semina l' odio, è un' infedele». L' accusa pesantissima, che in termini coranici si traduce con la condanna a morte, è diretta all' onorevole Daniela Santanchè di An. A scagliarla è Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate, appena conclusa una già rovente puntata di «Controcorrente» negli studi milanesi di Sky sulla questione cruciale del velo islamico. Nel corso della trasmissione condotta da Corrado Formigli e andata in onda venerdì sera, la Santanchè aveva sostenuto che «il velo non è un simbolo religioso, non è prescritto dal Corano». Ciò in risposta all' affermazione della giovane Asmae Dachan, figlia del presidente dell' Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), secondo cui «il velo è un atto di fede come la preghiera e l' elemosina, è un fattore di adorazione di Dio».

La replica di Abu Shwaima è stata impietosa e minacciosa: «Non è vero che nel Corano non ci sia l' obbligo del velo. Io sono un imam e non permetto a degli ignoranti di parlare di islam. Voi siete degli ignoranti di islam e non avete il diritto di interpretare il Corano». Successivamente, rivolto all' altra ospite negli studi di Sky a Roma, Dunia Ettaib, rappresentante dell' Unione delle donne marocchine in Italia, tenacemente contraria al velo, Abu Shwaima ha sentenziato con un italiano approssimativo (quasi la dimostrazione della difficoltà di integrarsi per un integralista che risiede da circa 40 anni nel nostro Paese ma che coltiva l' ambizione di convertire gli italiani all' islam): «Il velo è una legge che Dio ha mandato. È Dio che lo dice, l' uomo non può negarlo. Se uno crede nell' islam lo segue. Senza essere uno che non crede, di dire che non lo deve portare». A questo punto Dunia chiede lumi (questo scambio di battute non è però andato in onda): «E quelle che non portano il velo non sono musulmane?». Secca la risposta di Abu Shwaima: «Il velo è un obbligo di Dio. Quelle che non credono in questo non sono musulmane». Quindi le musulmane che non portano il velo sarebbero delle miscredenti e delle apostate, altra accusa che si trasformerebbe nella condanna a morte.

È un nuovo episodio che dovrebbe spingere gli italiani a guardare in faccia la realtà per quella che è e non per quella che immaginano che sia o sperano che diventi, partendo dal vissuto dei suoi protagonisti e affrancandosi dai filtri ideologici, culturali e religiosi che portano alla mistificazione della realtà. E la questione del velo islamico va considerata per il significato che le danno coloro che in Italia si ergono a rappresentanti dei musulmani. Prendiamo atto del fatto che Abu Shwaima, autodesignatosi imam della moschea di Segrate, nonché «emiro del Centro islamico di Milano e Lombardia», è sia fondatore e membro del «Consiglio dei saggi» dell' Ucoii, sia responsabile della Da' wa, ovvero della propaganda islamica, della Fioe (Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa), che è la cornice unitaria delle organizzazioni affiliate ai Fratelli musulmani nel nostro continente. Prendiamo atto del fatto che Asmae Dachan è portavoce dell' Admi (Associazione delle donne musulmane in Italia), creatura dell' Ucoii. Ebbene per entrambi il velo è un obbligo islamico, con la conseguenza esplicita della condanna, implicitamente anche a morte, delle donne che non lo indossano o si schierano contro il velo perché sarebbero delle infedeli, miscredenti e apostate. Questa è la realtà di cui dovrebbero finalmente rendersi conto i politici di sinistra e di destra che hanno legittimato il velo islamico sulla base del «buonsenso» (una versione islamicamente corretta di equidistanza o equivicinanza tra il velo integrale e il capo scoperto), o se ne sono addirittura innamorati perché sarebbe esteticamente bello, i magistrati che hanno accreditato nel nostro codice laico con una sentenza definitiva il velo come una prescrizione islamica, i religiosi cattolici che dicono sì al velo islamico purché non si metta in discussione il sì al crocifisso nella sfera pubblica, le donne italiane che risultano indifferenti alla sorte delle musulmane. Prendano atto che il velo è lo strumento principale di penetrazione sociale dei Fratelli musulmani perché porta alla sottomissione della donna e alla formazione di una «comunità islamica» forgiata dalla sharia. Mobilitiamoci pertanto per salvaguardare il diritto delle musulmane a non portare il velo, per sostenere una maggioranza di musulmane che oggi è sostanzialmente laica e liberale, per difendere l' Italia dall' ideologia oscurantista e totalitaria che si nasconde dietro al velo. Prima che sia tardi.

www.corriere.it/allam *** APOSTASIA È la rinuncia formale al proprio credo. Per l' Islam, l' apostasia (ridda) è considerata un profondo insulto a Dio e alla Umma, la comunità dei credenti. Nel Corano non si parla esplicitamente della pena ma secondo altri testi del diritto islamico può essere punita con la morte (per l' uomo) e con la prigione a vita (per la donna). Sulla questione esiste un acceso dibattito tra studiosi. La maggior parte oggi si dichiara contro la sentenza capitale, che tuttavia è prevista in alcuni Stati MISCREDENZA L' accusa di miscredenza (takfìr) verso individui o gruppi musulmani è anch' essa oggetto di dibattito tra i giuristi. Utilizzata recentemente da gruppi estremisti (Takfir wa Higra, Gia, Al Qaeda) per giustificare omicidi, secondo la maggior parte degli studiosi deve basarsi su prove serissime ed essere emanata con un responso giuridico (fatwa) da un tribunale religioso o un leader islamico  
 

postato da: amichediabcd alle ore 12:47 | link | commenti (3)
categorie:
sabato, 21 ottobre 2006

SU "DIARIO", UNO SPECIALE DEDICATO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE

Vi segnaliamo che e' in edicola un numero speciale di Diario intitolato "Stupro", ideato da Marina Morpurgo e Assunta Sarlo alla fine di agosto (eravamo allora in uno dei periodici allarmi di «emergenza», città deserte e alieni tra di noi), con l´intento di raccontare, far conoscere quanto c´è sotto le ondate di parole. Ma anche di segnalare le buone intenzioni: una nuova legge che fa onore alla Spagna, per esempio, o quanto di riflessione profonda è già emerso e sta emergendo.

Accanto, troverete le storie, spesso tenute segrete oppure sepolte, molte molte tragedie collettive su cui però si è modellata la nostra vita moderna, dalla Berlino del 1945, alla Nanchino del 1937, alla nostra Ciociaria delle «marocchinate» nel 1944, all´Algeria di appena ieri, passando dalla Bosnia e dall´Iraq. Quelle storie in cui soldati o militanti cominciarono la violenza su una donna che era una donna e la continuarono contro quella stessa donna che era diventata un nemico, poi un simbolo, poi un fantasma e alla fine il nulla, o il vuoto. Fino alla biografia di una prigione, di un collare, di un cane e di una minuta soldatessa americana in tuta mimetica nella prigione irachena di Abu Ghraib, una storia che parte in un piccolo paese e giunge alle conclusioni più imprevedibili.

Poi c´è la strana storia di quegli scimpazè che poco più di un milione di anni fa decisero di fare l´amore e non la guerra; l´accademica disputa dei barbogi della Cassazione che discettarono a lungo sulla lampo dei jeans e molte altre cose che stanno tra l´immaginario e la cronaca, nelle strade e nelle case, dove
si nasconde la grossa parte della violenza, terrorismo domestico lo chiamano in Spagna. In questo numero parlano gli uomini (di buona volontà) e le donne, le storiche, le femministe, le soccorritrici, le artiste.

postato da: amichediabcd alle ore 18:56 | link | commenti
categorie:
venerdì, 20 ottobre 2006

PETIZIONE SOSTENUTA DA AMNISTIA INTERNACIONAL CONTRO LA LAPIDAZIONE DELLE DONNE

Querido amigo, Querida amiga,

Parisa, Iran, Khayrieh,
Shamameh, Kobra, Soghra y Fatemeh son siete mujeres iraníes condenadas a morir lapidadas.
Quizá no tengamos mucho tiempo para actuar.


La República Islámica de Irán trata el adulterio como un delito castigado con la pena de muerte por lapidación, violando el Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos, que garantiza el derecho a la vida y prohíbe la tortura.


Parisa, Iran, Khayrieh, Shamameh, Kobra, Soghra y Fatemeh han sido injustamente condenadas a la pena más cruel, inhumana y degradante, la de la pena de muerte.


Pero aún estamos a tiempo de parar su ejecución. Sabemos que podemos contar contigo. No te quedes en silencio.
Alza tu voz para intentar salvarlas.

Gracias por tu apoyo,
Esteban Beltrán
Director - Amnistía Internacional

 

www.es.amnesty.org/special/lapidacion-iran/firma.php

postato da: amichediabcd alle ore 14:38 | link | commenti
categorie:
giovedì, 19 ottobre 2006

CONVEGNO. IL VALORE DELLE DONNE NEL MERCATO DEL LAVORO - Milano, 25 ottobre 2006

Il valore delle donne nel mercato del lavoro
Donne, istituzioni e aziende a confronto
Mercoledì 25  Ottobre, ore 09:30 

Palazzo Turati - Sala Conferenze

Via Meravigli 9/b - Milano

Ingresso libero
      

Intervengono:

Dario Bossi Migliavacca - Consigliere della Camera di Commercio di Milano; Marina Verderajme - Presidente ACTL; Maresa De Filippi - Coordinamento Pari Opportunità  - Direzione Generale Formazione, Istruzione e Lavoro  Regione Lombardia; Elena Corsi - Responsabile della Ricerca Quantitativa di Gender; Susanna Minghetti - Responsabile della Formazione  Unioncasa;  Anna Siragusa - Consulente di Orientamento; Caterina Della Torre - Presidente AccentiRosa; Rossella Vignoletti - Comunicazione Interna Ras;

Moderatore: Roberta Pellegatta - Giornalista di "Job 24" - Radio 24

Il convegno è organizzato da ACTL, Unioncasa, AccentiRosa e Gender con il patrocinio della Camera di Commercio  di Milano

 Trovi il programma su: 

http://www.perledonne.it/attach/Programma_Convegno_25-10-2006.pdf


 Per informazioni
 ACTL  Tel. 02  58430691 
postato da: amichediabcd alle ore 14:51 | link | commenti
categorie:

NATE A LAVORARE. RACCONTI SUL LAVORO DELLE DONNE - Milano, 20 ottobre 2006

.

postato da: amichediabcd alle ore 14:18 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 18 ottobre 2006

ASSEMBLEA DI USCIAMO DAL SILENZIO - 26 ottobre ore 21, Camera del Lavoro di Milano

Riceviamo e volentieri pubblichiamo qusta mail di Assunta Sarlo di "Usciamo dal Silenzio" sull'assemblea che si terrà giovedì 26 ottobre alle ore 21 presso la Camera del Lavoro di Milano:

Care tutte

una mail con un po' di anticipo rispetto all'appuntamento che segnala l'assemblea di Usciamo dal silenzio giovedì 26 ottobre alle 21 alla Camera del lavoro - si giustifica con lo sforzo collettivo che richiede.
Perchè è così importante e perchè speriamo in una partecipazione più larga possibile?
Perchè il 26 discuteremo di due cose fondamentali: del nostro documento-lettera aperta al governo nazionale e locale sulla questione della violenza alle donne che il laboratorio sta elaborando.
Crediamo - l'editoriale di Maria Luisa Busi ieri sera al tg1 ne è una spia - che l'aria stia un po' cambiando e che la nostra parola debba sentirsi.
A partire dalla richiesta di assunzione politica e pubblica del tema della violenza ed elencando le proposte - dalla cultura di genere al piano giuridico - che stiamo mettendo a fuoco con l'incrocio prezioso delle competenze che stanno dentro la nostra assemblea. Per sapere di più dello stato dei lavori vi rimando al sito:
www.usciamodalsilenzio.org
La seconda questione che si lega strettamente alla prima è che stiamo lavorando ad un' iniziativa - di notte, di festa - per il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Abbiamo bisogno di tutte e dello sforzo di tutte per diffondere l'appuntamento del 26 e per avere un'assemblea ricca di dibattito.
Grazie.
Assunta Sarlo. Usciamodalsilenzio

postato da: amichediabcd alle ore 15:09 | link | commenti
categorie:
lunedì, 16 ottobre 2006

IRAQ: DELEGAZIONE DONNE MANAGER A BOLZANO - Ansa, lunedì 16 ottobre 2006

'Benvenute in quello che e' il Parlamento dell'Alto Adige', cosi' il presidente Riccardo Dello Sbarba ha accolto questa mattina in Consiglio provinciale una delegazione di 40 professioniste irachene, che si trova attualmente in Italia per frequentare il master 'Federalismo negli Stati pluralisti e ruolo delle donne per la coesione sociale'.
Si tratta di un corso organizzato dalla Task Force Iraq della Direzione Generale per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente, che fa capo al Ministero degli Affari Esteri, il quale da diversi anni promuove una collaborazione con il governo iracheno al fine di aiutare la popolazione locale. Il modello altoatesino di convivenza pacifica fra tre diversi gruppi etnici e linguistici, ed il sistema politico che garantisce a tutti la rappresentativita', sono stati i temi al centro dell'incontro di oggi - cui erano invitati tutti i capigruppo -, che il presidente Dello Sbarba ha inaugurato con un breve excursus storico dell'autonomia altoatesina e dei suoi Statuti, e con un'illustrazione della composizione politica del Consiglio. Le ospiti irachene hanno mostrato grande interesse nei confronti della situazione altoatesina, chiedendo informazioni in particolare sulla strutturazione dei poteri esecutivo e legislativo, sulla rappresentanza delle donne (in Iraq la recente costituzione prevede una 'quota rosa' pari al 25%), sulla convivenza di maggioranza e minoranze, sulle modalita' di finanziamento dell'autonomia. Ancora, le visitatrici irachene hanno domandato chiarimenti sulle competenze della Provincia ed i suoi rapporti con il governo centrale, sulle modalita' per ricomporre un conflitto dove, come e' successo a Karkuk, la minoranza curda e' stata repressa e sminuita con il trasferimento della popolazione araba, sulle garanzie date alle minoranze, sulla distribuzione delle risorse. e' intervenuto anche l'ambasciatore iracheno, Mohammed Mahmoud Al Amili, che nel suo indirizzo di saluto ha sottolineato l'importanza di poter entrare in contatto con altre esperienze, per trovare una soluztione ai problemi iracheni di convivenza etnica. Alle numerose domande hanno risposto alternativamente i capigruppo presenti ed il presidente Dello Sbarba. Quest'ultimo ha posto l'attenzione sull'alternanza, nel ruolo di presidente del Consiglio provinciale, di una persona di lingua tedesca ed una di lingua italiana, 'il che garantisce la rappresentanza di tutti i cittadini'. Egli ha poi ricordato le similitudini tra la situazione altoatesina e quella irachena, relativamente alla presenza di diverse culture e lingue, sottolineando pero' che 'ciascuno deve trovare la propria strada: voi potete cogliere qualche suggerimento da noi, ma anche noi da voi'.
E' quindi intervenuto il capogruppo SVP Walter Baumgartner, secondo il quale 'un'autonomia e una convivenza funzionano quando c'e' giustizia politica , ed una rappresentanza equilibrata di tutti i gruppi, i quali devono avere le stesse chances'. Egli ha poi sottolineato l'importanza di riottenere dallo Stato il 90% dei tributi riscossi in provincia. La capogruppo dell'Union fuer Suedtirol Eva Klotz ha evidenziato che 'un vero federalismo si basa su votazioni libere, su equita' e parita' di diritti', e non ha dimenticato di sottolineare quella che considera una grande carenza dell'autonomia locale: 'La popolazione sudtirolese non e' mai stata consultata sul proprio destino, e solo quando ci sara' un referendum popolare in merito ci potra' essere pace vera'. Il capogruppo Donato Seppi (Unitalia) ha invece evidenziato come 'le elargizioni pubbliche fanno sopire le pretese nazionaliste'. 'Il problema etnico', ha poi aggiunto, 'non e' risolvibile solo con la democrazia, che scontenta sempre qualcuno, ci vogliono presupposti comuni, altrimenti e' difficile sopire le pretese etniche'. L'importanza di 'riconoscere lo status quo senza pretendere primati da parte di alcun gruppo etnico' e' stata invece sottolineata dal capogruppo dei AN Alessandro Urzi', secondo il quale e' necessario un equilibrio tra maggioranza e minoranza, e la volonta' di partecipazione di tutti. Egli ha poi evidenziato l'importanza che avrebbe un sistema di 'rotazione di responsabilita' tra gruppi linguistici, indipendentemente dalla consistenza di essi'. A causa di un problema tecnico relativo alla traduzione, i capigruppo Cristina Kury e Pius Leitner sono intervenuti in lingua italiana, cosa che, ha tenuto a sottolineare il presidente Dello Sbarba, 'e' una vera eccezione, perche' una delle garanzie della convivenza e' anche il fatto che ognuno, in questa assemblea, possa parlare nella propria lingua'. La capogruppo dei Verdi ha esordito complimentandosi con le ospiti per l'introduzione nella Costituzione irachena della quota rosa del 25%, e sottolineando come anche in Italia siano poche le donne nei post di potere.
Per quanto riguarda la convivenza tra gruppi etnici diversi, ella ha ribadito l'importanza di 'regole di compartecipazione ala decisione politica, ma anche della volonta' quotidiana di rispettare la sensibilita' degli altri'. Infine, il capogruppo dei Freiheitlichen ha sottolineato il valore di elementi quali 'la giustizia e la disponibilita' di risorse', ma anche della proporzionale etnica, che ha permesso di risolvere l'occupazione fascista dei posti statali, e della garanzia internazionale dell'autonomia. In chiusura, il presidente Dello Sbarba ha congedato le ospiti augurandosi ed augurando, in un prossimo futuro, 'di ricambiare questa visita per ottenere da voi dei suggerimenti su come si costruisce una societa' multietnica democratica e pacifica'. 
 

postato da: amichediabcd alle ore 18:19 | link | commenti
categorie:

Chi sono

Blogger: amichediabcd
Nome: Amiche di Abcd AMICHEDIABCD@fastwebnet.it
All’interno delle partecipanti al corso “Donne, politica e istituzioni”, promosso come azione positiva dal Ministero per le Pari opportunità, presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, si è costituito il gruppo Amiche di Ateneo Bicocca Coordinamento Donne (ABCD). Amiche di ABCD è un’associazione che si propone di promuovere e diffondere la conoscenza delle problematiche legate ai vincoli di accesso delle donne alle carriere in ambito politico ed economico, anche attraverso la creazione di una rete culturale, che valorizzi le competenze ed esperienze di ciascuno al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della discriminazione di genere. A questo fine si propone di svolgere qualsiasi attività si ritenga necessaria al perseguimento degli scopi istituzionali con particolare attenzione a svolgere attività informative, formative, di consulenza ed ogni altra azione funzionale al perseguimento dello scopo sociale, ed in particolare: a) preparare e diffondere materiale informativo atto a stimolare il dibattito culturale; b) pubblicare giornali periodici o libri a stampa o telematici; c) organizzare convegni, seminari, corsi e manifestazioni, anche internazionali, per promuovere, diffondere e valorizzare le tematiche di genere.

Commenti recenti

utente anonimo in MEDICINA: GB, VERSO ...
utente anonimo in MEDICINA: GB, VERSO ...
utente anonimo in MEDICINA: GB, VERSO ...
utente anonimo in MEDICINA: GB, VERSO ...
utente anonimo in MEDICINA: GB, VERSO ...
utente anonimo in MEDICINA: GB, VERSO ...
utente anonimo in MEDICINA: GB, VERSO ...
utente anonimo in MEDICINA: GB, VERSO ...
utente anonimo in MEDICINA: GB, VERSO ...
utente anonimo in MEDICINA: GB, VERSO ...

Archivio

oggi
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Categorie

bandi e concorsi
biblioteca
candidature
iniziative
iscritte ad amiche di abcd
rassegna stampa

Links

Donne in quota
Eleonora Pirrone
European Women's Lobby
Fawcett Society
Il portale delle donne
International Institute for Democracy and Electoral
Laura Pistillo
Letteratura al femminile
Libreria delle Donne
Mariarosa Caporali
Observatoire de la parité entre les femmes
Più donne il politica
Rosa Express
Sito ministero pari opportunità italiano
Unite nel portale della Rete
United Nations Development Fund for Women
Usciamo dal Silenzio

Partecipano

Foto recenti

Vedi altri media

Bottoni


Contatore

visitato *loading* volte