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Volentieri pubblichiamo il seguente comunicato inoltratoci da Marilisa Rotasperti
Succede in Provincia di Lecco: una donna con un figlio deve lasciare la propria casa per sfuggire alla violenza del coniuge.
Viene ospitata nel centro di accoglienza ”Il Sentiero” di Merate, per il periodo di 10 giorni previsto dalla convenzione col Servizio sociale del Comune di residenza.
Alla scadenza dei 10 giorni, non essendo ancora stata emanata dal giudice (nel frattempo andato in ferie!) una sentenza di allontanamento del coniuge violento, la sig.ra deve pagare una retta giornaliera di 216€: 150€ per sé ed il resto per il figlio.
La cifra fa pensare più ad un albergo che ad una casa di accoglienza e la donna deve lasciare quel luogo e chiedere ospitalità ad un’ amica.
E’ questa la sensibilità di una Provincia come quella di Lecco, che in altri contesti viene definita “accogliente”?
Non sarebbe più conveniente per tutti: Enti e soggetti in difficoltà, trovare altre formule per aiutare situazioni di tale disagio?
A Lecco come a Montalto di Castro (Comune che ha stanziato somme in aiuto di giovani processati per stupro) le risorse pubbliche vengono distribuite con tanta generosità?
Sono queste le somme che gli Enti che stipulano le convenzioni riconoscono ai luoghi di accoglienza?
Le tariffe ed i tempi di ospitalità non dovrebbero tener conto della situazione di chi sta vivendo il dramma di doversi allontanare dalla propria casa per cercare un luogo sicuro per sé e per i propri figli?
Se è importante che i centri di accoglienza offrano standard di qualità, è ugualmente importante che tali centri offrano livelli essenziali di assistenza a costi commisurati con le effettive capacità economiche dei soggetti che ospitano, oltre che differenziate in base alle diverse situazioni.
Come Coordinamento Donne UIL Lombardia ci auguriamo che questo episodio stimoli a breve ASL, Province, Comuni a trovare modalità diverse per garantire situazioni dignitose a costi accettabili e per un tempo che consenta di progettare un nuovo percorso di vita alle donne che vivono situazioni così angoscianti.
Il nostro impegno sarà quello di stimolare la Regione a trasformare in legge la proposta già presentata, che prevede interventi di finanziamento per i Centri antiviolenza e le Case d’accoglienza che, basandosi per lo più sul volontariato delle operatrici e con ben altri costi, già da tempo operano in aiuto alle donne maltrattate ed ai loro figli.
