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Il ritardo che l’Italia sconta nel campo della rappresentanza femminile in politica non ci permette di fare sconti ai partiti che non hanno rispettato il principio delle pari opportunità nella presentazione delle liste circoscrizionali alle ultime elezioni al Parlamento europeo.
Come è ben noto in Italia i dati relativi alla presenza delle donne nelle cariche elettive pubbliche denunciano una situazione di fortissimo squilibrio.
Si può senza dubbio affermare che se il novecento ha visto l'affermazione della forza femminile, il nuovo secolo sembra purtroppo riportare la presenza delle donne in politica e nelle istituzioni a tempi remoti.
Eppure il processo di integrazione sociale e politica dell’Europa impone oggi di guardare al problema della rappresentanza femminile in un’ottica comunitaria, promuovendo l’adozione delle buone prassi maturate in particolar modo nei Paesi del nord in cui, accanto alla scelta del sistema elettorale proporzionale, strumenti quali l’applicazione di una legislazione antidiscriminatoria ricca e coraggiosa, servizi e agevolazioni offerti dallo stato sociale, l’autoregolamentazione dei partiti e una intensa politica di mainstreaming, hanno consentito una presenza equilibrata dei due sessi nelle cariche elettive.
Per questa ragione le donne della Costituente socialista sostengono l’iniziativa della parlamentare Cinzia Dato che si è opposta alla concessione della sede legislativa per l’esame della proposta di legge dell’Udc, che rappresenta un tentativo di interpretare in maniera più favorevole la normativa vigente alleggerendo le sanzioni previste nei riguardi dei partiti che non hanno rispettato la legge, candidando meno donne.
L’azione dell’onorevole Cinzia Dato permette di fare trasparenza su un argomento di estrema importanza quale è quello delle pari opportunità, sul quale non si riesce a comprendere il silenzio dei partiti della sinistra, del Ministro Barbara Pollatrini e delle donne delle Associazioni.
Come socialiste siamo indignate di questa assenza e promuoveremo iniziative a riguardo affinché il dibattito sul provvedimento presentato dall’Udc sia reso pubblico e trasparente.
Nel sostenere con forza che laddove le leggi esistono vanno rispettate e che quindi non si può scegliere la via dell’interpretazione quando si parla del rispetto del principio delle pari opportunità, oggi garantito solo nelle elezioni europee, sollecitiamo le forze della sinistra a prendere una posizione chiara in merito.
L’Italia non deve cercare vie di fuga dall’Europa, al contrario deve essere sempre più europea come è nell’intento della Costituente socialista.
Volentieri pubblichiamo il seguente comunicato inoltratoci da Marilisa Rotasperti
Succede in Provincia di Lecco: una donna con un figlio deve lasciare la propria casa per sfuggire alla violenza del coniuge.
Viene ospitata nel centro di accoglienza ”Il Sentiero” di Merate, per il periodo di 10 giorni previsto dalla convenzione col Servizio sociale del Comune di residenza.
Alla scadenza dei 10 giorni, non essendo ancora stata emanata dal giudice (nel frattempo andato in ferie!) una sentenza di allontanamento del coniuge violento, la sig.ra deve pagare una retta giornaliera di 216€: 150€ per sé ed il resto per il figlio.
La cifra fa pensare più ad un albergo che ad una casa di accoglienza e la donna deve lasciare quel luogo e chiedere ospitalità ad un’ amica.
E’ questa la sensibilità di una Provincia come quella di Lecco, che in altri contesti viene definita “accogliente”?
Non sarebbe più conveniente per tutti: Enti e soggetti in difficoltà, trovare altre formule per aiutare situazioni di tale disagio?
A Lecco come a Montalto di Castro (Comune che ha stanziato somme in aiuto di giovani processati per stupro) le risorse pubbliche vengono distribuite con tanta generosità?
Sono queste le somme che gli Enti che stipulano le convenzioni riconoscono ai luoghi di accoglienza?
Le tariffe ed i tempi di ospitalità non dovrebbero tener conto della situazione di chi sta vivendo il dramma di doversi allontanare dalla propria casa per cercare un luogo sicuro per sé e per i propri figli?
Se è importante che i centri di accoglienza offrano standard di qualità, è ugualmente importante che tali centri offrano livelli essenziali di assistenza a costi commisurati con le effettive capacità economiche dei soggetti che ospitano, oltre che differenziate in base alle diverse situazioni.
Come Coordinamento Donne UIL Lombardia ci auguriamo che questo episodio stimoli a breve ASL, Province, Comuni a trovare modalità diverse per garantire situazioni dignitose a costi accettabili e per un tempo che consenta di progettare un nuovo percorso di vita alle donne che vivono situazioni così angoscianti.
Il nostro impegno sarà quello di stimolare la Regione a trasformare in legge la proposta già presentata, che prevede interventi di finanziamento per i Centri antiviolenza e le Case d’accoglienza che, basandosi per lo più sul volontariato delle operatrici e con ben altri costi, già da tempo operano in aiuto alle donne maltrattate ed ai loro figli.
I risultati di una ricerca sulla violenza sulle donne diffusi al Meeting di San Rossore
In Italia un omicidio in famiglia ogni 2 giorni: in 7 casi su 10 vittima una donna
SAN ROSSORE (PISA) - Nel mondo, ogni 8 minuti, viene uccisa una donna. Il dato è emerso da un'indagine relativa all'anno al 2003 presentata da Josè Sanmartin, direttore del centro spagnolo per lo studio della violenza Santa Sofia, oggi a San Rossore il cui tradizionale meeting quest'anno è dedicato a "I bambini, le donne".
"Nel 2000 - ha dichiarato Sanmartin - gli omicidi di donne erano uno ogni dieci minuti". dallo studio è nata una vera e propria classifica. Su 40 paesi esaminati quello che vanta il poco invidiabile primato è il Guatemala, con un'incidenza di 122,80 donne assassinate per ogni milione di donne abitanti. Al secondo posto della classifica la Colombia, con 70,20 omicidi per ogni milione. Al terzo El Salvador con 66,38.
Il primato in Europa tocca al Belgio all'ottavo posto nella graduatoria mondiale con un'incidenza di 29,30 donne uccise ogni milione. L'Italia è al 34esimo posto su 40, con 6,57 assassini per milione. I paesi dove più si contano assassini di donne sono latino americani (i primi dieci posti), con una media di 41,02 vittime ogni milione, contro 12,29 dell'Europa.
In Europa i delitti nei confronti delle donne all'interno della famiglia riguardano 5,84 donne su un milione; in Italia - riferisce la ricerca spagnola - si scende a 4,24. Il numero più alto si registra in Ungheria (16,15), seguita da Lussemburgo (13,16). Le donne uccise dal partner sono in Europa 5,78 per milione; il numero più elevato si riscontra nei paesi del Nord, soprattutto a causa dell'abuso di alcol durante i fine settimana.
La Regione Toscana, a sua volta, ha diffuso alcuni dati che si basano su parametri diversi ma che raccontano comunque di un fenomeno, quella della violenza in famiglia e nello specifico sulle donne, "drammaticamente in crescita". Nel 2005 si è registrato in Italia un omicidio in famiglia ogni 2 giorni: in 7 casi su 10 la vittima è una donna.
A livello mondiale, la violenza domestica è la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni. Uccide più il marito o il fidanzato o l'amante, a volte anche i figli, più del cancro, degli incidenti stradali e delle guerre.
L'11 luglio scorso, mercoledì, come sapete, è stato approvato il regolamento per partecipare alle elezioni per la costituente del partito democratico. I capilista saranno al 50% uomini e al 50 donne. Una novità di grande rilevanza sul piano legale e simbolico, che aggiunta all'alternanza nelle liste, pur bloccate e senza preferenze, segna un passo avanti verso la costituzione del PD. Un risultato politico conseguito grazie all'unità delle donne sia dei Ds che della Margherita, ma anche alla consapevolezza, ormai irrinunciabile, anche da parte di Piero Fassino, Walter Veltroni e Francesco Rutelli, che l'art. 51 della Costituzione dev'essere attuato. Per saperne di più sulle regole ed avere il testo integrale, www.piudonnepiu.it. Tra i commenti segnaliamo quello di Stefano Ceccanti, su l'Unità del 13 luglio, dal titolo: "Le Primarie sono di tutti". pubblicato su www.ulivo.it, che offre alcune riflessioni e consigli alle donne e ai candidati capilista. Ceccanti suggerisce di apparentarsi per beneficiare dei resti. Rispetto, poi all'elezione diretta dei segretari regionali e al timore che prevalgano gli eletti del partito più organizzato, sostiene che i risultati potrebbero essere sconvolti proprio dalla chiamata ad un voto diretto rivolta ad una nuova e più variegata platea elettorale. Infine, Ceccanti, ricorda che per quanto siano da evitare eccessive frammentazioni di liste e di candidati sul piano politico, non ci sono di certo barriere sul piano formale.
Per proseguire e discutere un po' sulle regole e sulla loro traduzione in organizzazione di candidature al femminile, vi invitiamo ad un confronto aperto sul nostro spazio blog piudonnepiu.ilcannocchiale.it. Per rispondere alle tante che chiedono una candidatura al femminile vi proponiamo l'intervista chiarificatrice ad Anna Finocchiaro su www.dsonline.it, che dice la sua rispetto alla eventuale scesa in campo di Rosy Bindi e risponde sulla sua decisione di sostenere la candidatura di Walter Veltroni, senza candidarsi in prima persona, ma con una lista.
Questa settimana un appuntamento importante per discutere ancora della rappresentanza femminile, anche in chiave europea, sarà quello del 19 luglio a Roma, sala delle conferenze in piazza Montecitorio, dove si terrà il seminario, ad invito, "Le donne nella politica; prospettive per le iniziative congiunte - un dialogo italo-tedesco", promosso dalla Fondazione Friedrich-Ebert, che confronterà la situazione tedesca e quella italiana su alcuni temi come: e quote, la presenza delle donne nelle posizioni dirigenziali, le strategie politiche da mettere in atto e l'Europa, come possibile chance per le donne. Parteciperanno, tra le altre: Vittoria Franco, Anna Serafini, Fiorenza Bassoli, Elena Cordoni, Franca Cipriani, Franca Prisco, Silvana Amati, Donata Gottardi.
Su questo dibattito www.50&50.it e www.aspettarestanca.it
"Il fatto che la disoccupazione sia scesa è certamente un dato positivo, ma un basso tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro costituisce uno spreco di risorse. L'assistenza all'infanzia è a tal fine fondamentale".
E' il commento ai dati Istat di Pia Locatelli, eurodeputata Sdi.
Locatelli prosegue analizzando come "ancora oggi il problema della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro è affrontato in modo marginale, è un problema 'giovane' - spiega Locatelli - e viene risolto in modo individuale: gli asili nido sono carenti, le famiglie si rivolgono ai nonni, alla babysitter quando se la possono permettere o, purtroppo, sacrificano il lavoro della donna, che è nella maggior parte dei casi quello che produce minor reddito".
L'europarlamentare socialista suggerisce che "occorre che il nuovo welfare si faccia carico della difficoltà di conciliare lavoro e 'casa', vita professionale e vita familiare, soprattutto per le donne. Attraverso strategie di politica sociale adeguate si riuscirà a tutelare le madri che lavorano e le famiglie a doppio reddito”. Locatelli conclude: "occorre rafforzare la capacità programmatoria orientata a favorire l'integrazione tra le politiche di sostegno all'occupazione femminile, le politiche sociali dei servizi e quelle legate all'Istruzione, l'organizzazione degli orari e le politiche di conciliazione familiare".
Le Democratiche (www.ledemocratiche .it) sfideranno il prossimo 14 ottobre gli uomini dell'Assemblea Costituente del Pd con una lista di sole donne. Al suo interno, giornaliste, attrici, registe, deputate, senatrici, compresa la moglie del premier Romano Prodi, Flavia Franzoni, docente
all'Università di Bologna. La lista si ispira a Tina Anselmi, prima donna ministra, spesso candidata al Quirinale e partigiana nella Seconda Guerra Mondiale.
"Il cammino che dobbiamo percorrere richiede la capacità di guardare avanti, là dove dobbiamo costruire il nostro futuro e per far ciò - ha spiegato Anselmi - abbiamo bisogno di ciascuno e di tutti". Nella lettera Anselmi fa riferimento a libertà e democrazia, "che vanno usate con parsimonia e rispetto", pace, partecipazione, cultura, passione... ".
Il manifesto è stato già sottoscritto da artiste tra cui la regista Liliana Cavani e l'attrice Sonia Bergamasco e da parlamentari come Albertina Soliani, Franca Chiaromonte, Marina Magistrelli, Giglia Tedesco, Laura Pennacchi, Franca Bimbi e Anna Maria Carloni. Tra le giornaliste Natalia Augias e Sandra Zampa.
Lettera aperta di Anna Finocchiaro, capogruppo Ulivo al Senato, Marina Sereni, vicepresidente Ulivo della Camera e Donata Gottardi, europarlamentare Ds-Pse
La fase costituente del futuro Partito democratico sta entrando nel suo
periodo più importante: quello delle scelte. Dopo mesi di passaggi necessari
dal punto di vista del percorso, oggi siamo chiamati alla concretezza, alla
chiarezza, a dare un segnale forte su quello che ci accingiamo a costruire. Se
lo aspettano le tante cittadine e i tanti cittadini italiani che attendono di
partecipare al progetto del Pd. Ne ha bisogno l´Italia, a nostro parere, per
uscire dall´apatia e dall´antipolitica.
Nel "Comitato promotore 14 ottobre", che avrà il compito di accompagnare la
transizione verso l´assemblea costituente, le donne sono ancora poco
rappresentate. Il Partito democratico che, lo abbiamo detto e scritto tante
volte, vuole essere un partito di donne e di uomini, deve rappresentare in modo
egualitario entrambi i generi, sin dai suoi atti e organismi fondativi. E´
questione di democrazia, non di occupazione di spazi di potere, non di rendite
di posizione, non di quote rosa. La presenza delle donne è necessaria,
indispensabile a qualsiasi processo di rinnovamento e di sviluppo della
società. Solo nel confronto di idee, di talenti, di competenze e di ruoli si
cresce. Il Pd è, deve essere questo.
I primi segnali vanno in questa direzione. Non sono ancora sufficienti, ma
siamo sulla buona strada. Già dalla composizione del gruppo dei saggi
incaricati della prima stesura del "Manifesto" per il Partito democratico a
questo comitato, la presenza delle donne è sensibilmente cresciuta. Tutte e
tutti ci dobbiamo però impegnare di più, perché ne va della credibilità del
progetto.
I Democratici di Sinistra e Fassino, in particolare, hanno dato un segnale
importante. Hanno scelto di affidarsi a tre donne per rappresentare in seno al
comitato le istituzioni parlamentari: Senato, Camera e Parlamento europeo.
Tutte e tutti sappiamo che è proprio in queste istituzioni che le donne sono
sottorappresentate in modo che possiamo solo definire imbarazzante. E´, quindi,
un segno ancora più importante ed è, per noi, una grande responsabilità, sul
piano simbolico e sul piano concreto.
Ci sentiamo impegnate ancora di più a costruire le condizioni che consentano
al Partito democratico di diventare davvero il primo partito in Italia che
mette al centro la presenza di donne e di uomini, per poter costruire politiche
attente alle persone, politiche per l´intera società; che si occupa di identità
e di valori, di diritti civili e di diritti sociali, individuali e collettivi,
di etica e di responsabilità.
Il sistema di regole per l´Assemblea costituente non deve essere materia
astrusa e difficile da comprendere. Può essere considerato un esperimento, un
esperimento da offrire alla riforma dei meccanismi elettorali, di cui tanto si
discute. E per essere un esperimento, deve trovare la strada per portare donne
e uomini, alla pari, nel partito nuovo che costruiamo. Non sarà facile, ma
sappiamo che possiamo contare sull´impegno di tante e di tanti; le stesse e gli
stessi che sanno di poter contare su di noi.
Santanche’ e Sbai difendono il simbolo dell’integrazione
Un seminario al Parlamento europeo su "l'immagine della donna e media". La donna musulmana spesso strumentalizzata a fini politici
Dopo l'11 settembre 2001 non è raro trovare figure femminili mussulmane sulle prime pagine dei giornali mondiali ed in particolar modo europei. Tale rappresentazione è spesso stereotipata, oscillando tra mito e fantasia. Se ne è discusso in un seminario organizzato al Parlamento europeo dal titolo "l'immagine della donna e media".
Dorsaf ben Dhiab, segretaria generale del forum europeo delle donne mussulmane, ritiene che la donna mussulmana è rappresentata nei media come una figura senza nome né volto. Le donne mussulmane sono in primis donne e poi mussulmane che compiono scelte personali e percorrono storie diverse, non sono certo una categoria stereotipata e monolitica. L'uso del velo è una scelta personale, ma come sostiene Dorsaf ben Dhiab, diventa un problema per le società occidentali in quanto simbolo più evidente di una diversità con cui é giunta l'ora di fare i conti.
Le signore "velate" non sono le oppresse donne afgane. Il Forum europeo delle donne mussulmane, che dal 1995 si batte per i diritti delle donne e per l'integrazione dei mussulmani in Europa, ha sempre chiaramente ribadito la sua contrarietà al burqua. Spesso però i media occidentali, e questa è la più grossa critica mossa da Noura Jaballah, presidente del forum europeo delle donne mussulmane, e l'immaginario comune non differenziano tra le diverse forme e significati di abiti e foulard, e tanto meno sanno differenziare tra scelte religiose e scelte legate alla tradizione e ai costumi di un popolo. Nella maggior parte dei casi le immagini che passano nei media quando si parla di donne ed Islam sono immagini strazianti di donne maltrattate, private della natura stessa dell'essere donna (burqua) o soggetti passivi di una società che subiscono. Secondo la Presidente non si mette mai in luce la loro partecipazione e il loro vivere quotidiano confondendo le donne mussulmane che vivono in Europa con quelle che vivono in Afganistan.
La stessa giornalista francese Natalie Dollé denuncia la mancanza di professionalità e di sensibilità del giornalismo di fronte a un tema quanto mai complesso e sottolinea l'importanza di non vedere in questo atteggiamento un complotto anti-islamico. I media rappresentano i mussulmani, e in particolar modo le donne, o come vittime o come militanti/terroristi.
L'immagine della donna mussulmana, come sostiene la giornalista, viene spesso strumentalizzata a fini politici: la donna mussulmana maltrattata ci serve per difenderci dal diverso e, a volte, per distogliere l'attenzione da temi di più vasta portata e importanza. In ogni caso è riduttivo che il dibattito si concentri sempre sul problema del foulard inteso come simbolo di oppressione. Le donne mussulmane non devono essere interpellate solo per criticare pubblicamente un Islam etichettato come maschilista. I media dovrebbero dar voce alle donne su qualsiasi tema del vivere quotidiano (alloggi, famiglie,lavoro...). Questo è l'unico modo per conoscerle e per darle una dignità in quanto essere femminili.
A Roma inaugurato l'anno europeo. Il ministro Pollastrini:"Ci sono montagne da scalare in termini di mentalità"
Prodi: "Il comitato promotore del Partito Democratico sia formato per metà da donne"
Fassino: "Donne essenziali in ogni aspetto economico e sociale della società"
ROMA - Per affermare le pari opportunità per le donne "occorrono azioni positive e normative e anche comportamenti indotti dall'azione di governo". Sono le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla cerimonia di inaugurazione dell'anno europeo delle pari opportunità, che si svolge a Roma, allo spazio Etoile in piazza San Lorenzo in Lucina.
Diversa è la valutazione della legislazione europea: l'Europa, ha aggiunto Napolitano, dà un forte impulso in materia di pari opportunità. "Ancora una volta. l'Europa si conferma fonte di avanzamento delle nostre società. E questo è molto importante per mantenere fermo il punto dell'Europa unita e progredire grazie a quel Trattato che si sta discutendo a Berlino''.
"C'è un lavoro da fare enorme per le pari opportunità - ha ammesso il presidente del Consiglio Romano Prodi - Non solo un lavoro di legislazione ma di comportamento quotidiano". Poi però il premier ha fatto una gaffe: "L'unico vantaggio della discriminazione delle donne in italia - ha detto rivolgendosi alla platea, composta in prevalenza da donne - è stato quello di non aver mai fatto il ministro dell'Economia. Si sono salvate da una situazione molto difficile". La boutade non è piaciuta, si è sollevato un brusio di disappunto.
Prodi ha poi lanciato una proposta: il comitato promotore dell'assemblea costituente del Partito democratico dovrà essere formato per metà da donne. "Dobbiamo avere un gruppo di persone, 20-30-40 o 50, ora non lo so - ha detto il Professore- che promuovono questo grande cammino popolare che porti all'assemblea costituente. Io propongo che questo gruppo di persone sia formato per metà da uomini e per metà da donne". Il premier ha rilanciato le quote anche rispetto alla riforma elettorale: "Dieci anni fa non ero favorevole alle quote rosa. Con le preferenze venivano elette poche donne. Con l'attuale 'leggiaccia' i partiti hanno fatto le liste, ma per le donne è stato ancora peggio. Allora, facciamo un discorso serio di quote".
E si è infine augurato che alle elezioni francesi vinca Ségolène Royal: "Al Consiglio Europeo c'è solo un cancelliere donna, anche se fortemente significativo. Se alla Germania, si aggiungesse
"Ci sono montagne da scalare in termini di mentalità, condivisione di un'idea di futuro, di modernità - ha affermato il ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini - Occorre un piano pluriennale straordinario, misure d'urto da sperimentare. Incentivi alle aziende, leva fiscale, formazione. Questi i tasti da toccare per la ministra. "L'unica cosa che non si può fare - ha concluso - è stare fermi".
L'Italia è una "democrazia zoppa", ha riconosciuto il segretario dei Ds, Piero Fassino. "Una società in cui uomini e donne abbiano gli stessi diritti è un obiettivo da perseguire con grande determinazione - ha ribadito Fassino - Le donne sono essenziali in ogni aspetto economico e sociale della società, senza che questo abbia un adeguato riconoscimento".